Un personaggio in cerca d’autore

Quando l’Italia si è rivolta nei momenti più drammatici della sua esistenza a personalità estranee al mondo della politica ha chiamato uomini come Ciampi e Mario Monti. Ciampi da governatore della Banca d’Italia e Monti come commissario dell’Unione europea disponevano di un prestigio sufficiente a rendere credibile un paese che non lo era indipendentemente dal loro stesso operato, ovviamente discutibile. In una crisi ancora più grave, epocale, secondo l’attuale governatore della Banca d’Italia, non si è ritenuto di dover sostituire un governo dal profilo piuttosto mediocre privo della maggioranza dei consensi del paese e inadeguato ad un diverso mandato, come sarebbe stato necessario. Si è preferito invece corroborarlo con il soccorso esterno di un manager magari non famoso come erano Ciampi e Monti, ma comunque affermato come Colao. E Colao ha redatto con l’apporto di un team di esperti quello che avrebbe dovuto fare Conte con i suoi ministri un piano per un paese devastato non dal covid, in intere regioni nessuno se ne é accorto, ma dalle scelte forsennate del governo che ha bloccato cantieri perfino di tre sole persone pure fra loro congiunte in zone in cui non c’erano infetti manco con diecimila tamponi. Normale che un piano di questo genere fosse lettera morta perché il governo sostenendolo avrebbe detto cosa se ne fa l’Italia di noi. Mettete Colao al nostro posto. Così Colao se n’è tornato in Inghilterra, il suo team si è dissolto e il governo sta con aria pensosa rinchiuso a Villa Pamphili per un’altra settimana. Poi chissà che caspita proporrà. Non basta fissare una data per la ripartenza e nemmeno allestire un piano perfetto. Ci vuole qualcuno capace di essere indifferente agli specchi e agli stucchi di palazzo. Un personaggio che non sia in cerca d’autore conosciuto solo da Casaleggio e magari Maduro.