Non ci resta che piangere

Pensavo fosse amore… invece era un calesse, come nella splendida pellicola di Massimo Troisi il protagonista, Tommaso, scopre che uomo e donna non sono fatti per sposarsi, il povero Zingaretti sta iniziando a rendersi conto che Partito Democratico e M5S proprio non sono fatti per stare insieme. È un vero peccato, gli elementi del romanzetto rosa c’erano tutti, un’iniziale riottosità, qualche rigurgito di gelosia nei confronti dell’amante precedente, ma alla fine il matrimonio, pardon il governo si fece. E dopo le prime incomprensioni le cose sembravano andare per il meglio, addirittura il Segretario del PD definì il Presidente Giuseppe Conte “una risorsa per i progressisti italiani”. Il professore ha iniziato a crederci, forte dell’appoggio dei due colli romani più importanti, finalmente emancipato dal ruolo di spalla dei due Consoli che aveva svolto nel governo gialloverde, vede sempre più se stesso come un leader politico. La vicenda della pandemia ha creato le condizioni per una costante esposizione mediatica e la condizione di necessità, con buona pace delle riserve di molti costituzionalisti, ha portato alla decretazione d’urgenza ricorrendo a DPCM, rafforzando ulteriormente il ruolo di Palazzo Chigi.

Così il Presidente inizia ad accarezzare l’idea di diventare un protagonista stabile della politica italiana, si effettuano sondaggi su quanto consenso potrebbe ottenere un soggetto politico che si coagulasse attorno alla sua proposta politica, quale proposta politica? suvvia vogliamo ancora soffermarci su questi dettagli anacronistici come programma, progetto politico ecc… 

Il Partito Democratico aveva dato vita a questa maggioranza un po’ controvoglia, poi si è convinto che potesse essere un’opportunità per attuare politiche avanzate nel Paese, il tutto ottenendo il brillante risultato di rivitalizzare il M5S che sta stabilizzando il suo consenso, e creando le condizioni per un protagonismo del Premier, vera o no che sia la notizia della nascita di un suo partito è evidente che Conte sta pensando al proprio futuro politico.

In questo quadro va contestualizzata la scelta della convocazione degli Stati Generali dell’Economia, se appena giunta la notizia ho voluto essere possibilista e credere che potesse essere un momento solenne per riprendere in modo strutturato la politica della concertazione ho, purtroppo, dovuto presto ricredermi.

Il professor Mario Monti ha definito il summit “il Gruppo Bilderberg del M5S”, definizione forse fin troppo generosa ma calzante considerando la scelta di tenere, almeno in questi primi giorni, gli incontri a porte chiuse, una bella nemesi per il movimento che si è costituito in partito allo scopo di rendere trasparente ogni passaggio della vita politica, i portavoce dei cittadini si facevano chiamare i parlamentari 5S, oggi però si arroccano a Villa Pamphilj ed escludono dalla discussione l’Informazione. Posso anche immaginare che sia per l’imbarazzo del Presidente Conte che, probabilmente, ha preso coscienza di aver convocato un incontro sul futuro dell’Italia senza avere uno straccio di idea, ma rimane comunque assurdo questo metodo per l’esponente di un partito populista come i 5S.

Anche durante la conferenza stampa il Presidente, visibilmente soddisfatto del lavoro di questi primi due giorni, ha iniziato ad usare esclusivamente il pronome personale “io”, si rassegnino Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola i risultati conseguiti in sede europea saranno solo ed esclusivamente merito del premier.

In tutto ciò, mentre si discute amabilmente con la signora Ursula von der Leyen e con la signora Christine Lagarde, l’implementazione dei provvedimenti anticrisi langue, centinaia di migliaia di lavoratori non hanno ancora ricevuto la mensilità di marzo della cassa integrazione in deroga e se non verrà rifinanziata con urgenza, si stima un fabbisogno di 5 miliardi, l’INPS non potrà andare oltre giugno con le erogazioni.

Non va meglio sul fronte imprese, sono stati erogati circa il 5% dei 400 miliardi di prestiti agevolati previsti per le aziende italiane, una situazione quanto meno problematica.

L’economia reale è in queste condizioni, in tutto ciò il Governo commissiona piani, poi non gli piacciono e allora ne commissiona altri, organizza festival anziché costituire cabine di regia con le parti sociali che possano operativamente contribuire al funzionamento della macchina pubblica. L’opposizione in tutto questo non è neanche capace di organizzare una manifestazione rispettando le norme sul distanziamento fisico, detesto la formula distanziamento sociale, figuriamoci se riuscirebbe ad offrire una seria prospettiva politica la Paese.

Conte fa e disfa e il PD come le stelle, sta a guardare… dimenticandosi di essere la seconda forza parlamentare e della maggioranza.

Politicamente il Conte due all’inquilino di Palazzo Chigi sta dando più di qualche soddisfazione, tocca riconoscerlo, e intanto a noi “non ci resta che piangere “.