Lettera agli studenti

Cari Studenti, da sempre sono convinto che si scrive per dimenticare… o per non dimenticare mai più. Ecco perché Ti scrivo. Abbiamo utilizzato per due anni Il libro della giungla di Kipling come metafora dei nostri anni scolastici e dell’intera Classe. Abbiamo visto anche il film in aula. Ormai, però, il libro della giungla è giunto al termine. L’anno è terminato. Anzi, è terminato il biennio delle Superiori. Ci saranno altri libri, altre pagine, altre storie, ma credo che qualcosa del nostro racconto, scritto dentro gli occhi, dentro e fuori dal nostro cuore, resterà nei pensieri futuri… come il luogo dove abbiamo imparato a capire ciò che siamo, dove abbiamo imparato qualcosa in più di noi. E il tempo è volato. Cari ragazzi… ci siamo incontrati per imparare gli uni dagli altri, per vedere insieme come vivere meglio la vita, per fare un pezzo di strada insieme, per capire il mondo che ci circonda, per  parlare d’amore, per sognare il domani. E so che voi avete, come me, così tanti sogni che infrangerli tutti non si può. Resterà per sempre quanto mi avete detto a scuola e donato in classe, quanto abbiamo vissuto in aula o durante questa esperienza di attività didattica a distanza. Mi avete parlato… Chi parla col cuore, parla al cuore. E mi resteranno i vostri sguardi, le voci, i gesti, mi resterà sulla pelle l’anno scolastico 2019/20. Come un tatuaggio invisibile. Come pure risuoneranno, magari nelle prossime giornate estive, i tempi e le parole di quando eravate ancora in prima o mi verranno in mente quelli di voi che hanno amato così tanto la Classe Seconda d’averla vissuta due volte. Anche con loro ho passato due anni incredibili insieme. Ragazzi, siamo arrivati all’ultima pagina. Bisogna finire di leggere quello che resta da leggere e poi… il libro della giungla scomparirà rifugiandosi nel cuore di ciascuno, come un segreto. Ce ne ricorderemo di un tale  nostro  segreto.  Dopo due anni, la storia è compiuta. Indietro non si torna, se non  – a volte – con i ricordi, ma voi sapete che io preferisco la memoria viva, che è viva nel presente, piuttosto che i ricordi nostalgici del passato. Eppure, la nostalgia è già dentro di me.  In classe, ciascuno di voi ha saputo intraprendere un cammino individuale, personale, in solitudine, ma non da soli, perché la scuola è un’arte collegiale. Si fa insieme. Infatti, il cardine della scuola è nella sua socialità, nei rapporti umani, nelle relazioni tra le persone, come si capisce già dell’etimologia della parola, dal greco scholé, che indicava, originariamente, “quella dimensione di tempo che è liberata dalle necessità del lavoro servile, e può dunque essere impegnata per lo svolgimento di attività più nobili, più corrispondenti alla dignità dell’uomo“. Ecco il punto: la dignità umana. Ricordiamoci di preservarla. Studiate, imparate, ricercate, approfondite, giocate, divertitevi e, soprattutto, leggete. Leggete per amore. Leggete con gusto. Leggete come desiderio. Perché la lettura regala quel tipo di conoscenza, che soltanto la lettura può donarvi. Perché il nostro percorso insieme è stato un percorso di conoscenza e di riconoscenza, un percorso umano di riconoscimento continuo… La riconoscenza è più importante della conoscenza. La forza di volontà è molto importante, ma non date retta a chi vi dice “volere è potere”. È un inganno.  I miei errori più grandi o più frequenti sono stati soprattutto causati da tre motivi: il primo, perché non avevo capito e, quindi, ho sbagliato per mancanza di conoscenza o di comprensione per quanto accadeva o per quanto stavo vivendo e facendo; il secondo, per superbia; il terzo, per rabbia o per orgoglio. Ecco perché vi scrivo che la volontà è di gran lunga sopravvalutata. Certamente la volontà è una forza, ma non basta, non è affidabile fino in fondo, non può sostenere tutto il peso della vita. Chi usa la volontà come spauracchio e vi dice di aver fatto tutto quello che ha fatto grazie alla propria volontà, perlomeno, sta occultando qualcosa oppure lo fa soltanto per nobilitare il proprio arrivismo, la propria ferocia e la propria spregiudicatezza. E l’arrivismo, la spregiudicatezza, la ferocia sono tutte false “qualità”, assai poco nobili. Siate veri, umili, sinceri. Siate ciò che siete. Diventa ciò che sei, cioè diventa una persona libera, onesta, leale, coraggiosa, responsabile. Ormai, alla fine di questo biennio, credo che tutti quanti abbiamo capito che viviamo in un mare di incertezze e che l’erba voglio non esiste nemmeno nel giardino del Re. Anzi, la vita è ciò che ti capita mentre tu fai altri progetti.  Questa vostra Classe, per me, è il “cucciolo d’uomo”, cresciuto tra i lupi nel cuore della giungla scolastica. Voi siete la pantera Bagheera, l’orso Baloo, la tigre Shere Khan, il lupo Akela, il riccio, l’elefante, il nibbio, la tartaruga… Questi due anni insieme sono stati un avvincente percorso di crescita, in cui abbiamo scoperto che cosa significano coraggio e paura, lealtà e fedeltà, amicizia e amore. Nella vita, si può scegliere o si viene scelti. È vero. Ma quello che conta è l’amore. L’amore è la forza. L’amore è la sola forza che può reggere il peso o la gioia della vita. La scuola è amore. Chissà cosa ci sarà domani lì dove ho gettato i semi, lì dove ho creduto in voi come ho saputo e come ho potuto, con un gesto di teatralità, per un tempo che non so quando arriverà o per un luogo che era già quello, che era già il vostro.  Se qualcosa è germogliato, ne sono io il più felice. Se un giorno quel seme fiorirà, dentro di voi, sarò io più felice di voi, ma se tutto ormai è perduto, per un istante è però esistito. Per un istante lo abbiamo vissuto insieme a scuola. E mi basta.  Perché, per quell’istante, Cara Classe, mi hai dato quasi il massimo. E io mi sono aggrappato a quel “quasi”.  E sicuramente sarai tu a cogliere ciò che io ho seminato negli ultimi due anni e che tu hai coltivato per un intero biennio. A me basterà vederti da lontano, vederti sbocciare, illuminarti di colori, farti forza sulle tue stesse radici che sono nate qui, che tu hai annaffiato, che tu hai curato. Merito tuo. Da parte mia, ho messo tutto l’amore di cui sono stato capace. Senza stancarmi mai. E se nei prossimi anni ti capiterà di cadere, tu rialzati sempre. Ti rialzerai più forte. Non rassegnarti mai. Io credo in te.  Nel cielo, c’è un suono di pensieri in volo… pensieri diretti verso uno stormo di emozioni in musica… il mio sguardo segue la rotta tracciata dal vento… soffiano parole sussurrate dal tuo canto… accetta questa lettera corsara da parte di un poeta che voleva essere il tuo professore e si è addentrato fino al cuore della giungla per poterlo diventare. Tutto il resto è soltanto una favola.