La scuola di plexiglass

Mentre tutto riapre, dai circhi ai circoli, dai teatri ai pub, persino il campionato di calcio col suo mercato milionario ed esterofilo, la scuola chiude, formalmente, i battenti, in attesa di ripartire a settembre, con un nuovo anno scolastico ricco di “grottesche” linee-guida espresse dal governo.

Si parla di “edilizia leggera”, ovvero di ottimizzazione degli spazi esistenti, quando si sa che moltissime scuole già oggi sono costrette ad usare persino gli “sgabuzzini” , considerata la carenza cronica di aule e laboratori; si parla dell’utilizzo di spazi esterni (musei, parchi, biblioteche..), quando qualsiasi docente sa bene come possa essere difficile e dispersiva una lezione in tali ambienti, peraltro già affollati da altri utenti; si parla di flessibilità didattica con ore di 45 minuti ed ingressi scaglionati, quando è risaputo, per la normale esperienza quotidiana del personale scolastico, che tra appello, compilazione del registro (oggi elettronico..), assegnazione dei compiti .., i minuti sui riducono almeno a 30 e quando si sa che in un istituto con numerose classi gli ingressi scaglionati costringerebbero molti studenti ad entrare a scuola persino in orario serale!

Si parla di schermi divisori in plexiglass tra i banchi, di “visiere” per gli alunni, quando anche l’ultimo supplente fra i collaboratori scolastici (..una volta i bidelli), potrebbe raccontare ciò che succede in una classe di scuola primaria o secondaria durante i cambi d’ora, l’intervallo, l’uscita… a meno che il ministro non pensi di fissare i banchi-box al pavimento e legare con cinture di sicurezza gli studenti alle sedie!

Insomma un elenco di norme che sembrano uscite più da un autore di testi umoristici che da un qualificato gruppo di esperti!

Nonostante tutto, un plauso va, comunque rivolto, a tutti quei docenti che, con impegno, senso di responsabilità e professionalità, hanno continuato ad occuparsi dei loro allievi, pur tra tante difficoltà e spesso con strumenti inadeguati, magari agendo anche fuori dalle rigide norme ministeriali, come quella brava maestra che, sfidando tutti, ha “osato” fare lezione ai suoi alunni, all’aperto, “cattivo esempio” per tutti gli altri. Se questa deve essere la scuola italiana del domani, già oggi fanalino di coda dell’UE, sarebbe bene cominciare a pensare a nuove regole, a nuovi strumenti, a maggiori finanziamenti, a riforme serie e praticabili, gestite da persone competenti e di provata esperienza, non certo da ministri improvvisati.