Il piano di Conte

Non cadrò nella facile tentazione di ironizzare sul nome scelto dal Presidente Conte per la riunione con le Parti Sociali che dovrebbe tenersi entro questa settimana, ha infatti annunciato la convocazione degli Stati Generali dell’economia, non tanto perché il Presidente sia lontano dalla figura di Luigi XVI di Borbone quanto per il fatto che farei veramente molta fatica ad intravedere un contemporaneo Jean Sylvain Bailly che arringhi all’Assemblea del Terzo Stato riproponendo un nuovo giuramento della Pallacorda. La Comunicazione di Palazzo Chigi, in effetti, sembra alla ricerca di nomi suggestivi come “Piano di Rinascita per l’economia”, ma anche in questo caso l’idea di trovare una qualche somiglianza fra il fu ex Maestro Venerabile e l’imprenditore che controlla il Movimento 5 Stelle risulterebbe grottesca.
Nel merito si tratta di comprendere la sostanza dell’operazione di Palazzo Chigi, la riunione prevedrà la partecipazione dei rappresentanti di tutte le parti sociali e di esponenti dell’opposizione, e questo è improprio, non perché il Governo non debba cercare di costruire un rapporto con la minoranza parlamentare, direi che il concetto di opposizione al Governo Conte è più ampio e riguarda anche settori della maggioranza, ma inserire i partiti in una discussione con le rappresentanze sociali è inopportuno, infatti sarebbe la prima volta che avviene. I partiti hanno tutti gli strumenti offerti dalla dialettica parlamentare per confrontarsi ed il Governo, qualora lo ritenga necessario, può creare delle sedi informali ma sostanziali in cui dialogare con le opposizioni.
Il vero nodo però, non nascondiamocelo, è il rapporto che si stabilirà con le Parti Sociali, qual è il reale obiettivo che il Governo si prefigge nel promuovere questa discussione, se la strada che intende percorrere fosse quella di una nuova concertazione si tratterebbe di una scelta interessante e condivisibile, siamo in una fase di crisi economica senza precedenti, ma non è certo la prima volta che il nostro Paese attraversa gravi difficoltà, negli anni novanta la pratica attuata da Carlo Azeglio Ciampi, e poi dai governi di centrosinistra, di coinvolgere nella definizione delle strategie di politica economica i rappresentanti degli interessi delle categorie produttive ha dato buoni risultati.
Il Presidente Conte nella sua ultima conferenza stampa ha dichiarato di volere ascoltare le proposte delle parti sociali, in particolare si riferiva alla Confindustria verso cui era particolarmente stizzito a causa delle dichiarazioni del Presidente Carlo Bonomi, che, bisogna riconoscerlo, ha un atteggiamento tutt’altro che diplomatico ed incline al dialogo. Bonomi però ha avuto ragione nel denunciare con forza la sottovalutazione da parte del Governo degli effetti economici delle misure di contenimento, se qualcuno pensava che dopo più di settanta giorni di lookdown si sarebbe riaperto come quando a settembre si rientra dalle vacanze estive ha commesso un gravissimo errore. I dati Istat sul mercato del lavoro sono la drammatica conferma della difficoltà in cui versa il Paese, quasi ottocentomila nostri concittadini hanno rinunciato a cercare un lavoro, e la rilevazione di aprile stima che abbiamo perso trecentomila posti di lavoro, ed è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti fino ad agosto. Il tasso di disoccupazione scende in quanto sempre più persone rinunciano a cercare una occupazione, le ore di cassa integrazione richieste dalle imprese aumentano e sempre più persone precipitano verso la povertà.
In questo quadro così funesto è necessario il confronto con i produttori, un confronto franco, di merito ma basato su chiare linee di indirizzo del Governo. Il fatto che il PD abbia ritenuto indispensabile un rinvio di alcuni giorni è un segnale di serietà da parte della classe dirigente di quel partito ma anche della approssimazione con cui il Presidente Conte affronta dossier tanto delicati. Sarebbe, inoltre, il caso di smettere di mostrare il broncio alla Confindustria nelle sedi pubbliche mentre in CdM si accetta ogni proposta di provvedimento provenga dall’organizzazione degli industriali, come è avvenuto nel Decreto Rilancio con la scelta di neutralizzare l’Irap indifferentemente per tutte le imprese, e come il Governo si accinge a fare con l’accoglimento della proposta di incentivi sulla rottamazione per il settore auto, certo piuttosto che non fare nulla, ma l’automotive ha bisogno di ben altri interventi e strategie di politica industriale.
Se gli Stati Generali saranno un’occasione per riattivare il dialogo sociale ed usarlo come concreto strumento di intervento ben vengano, ma, sia chiaro, il Governo deve coinvolgere le parti sociali nella definizione delle politiche economiche non cercare di costruirsi un alibi rispetto alle proprie responsabilità politiche.