Un ultimo pensiero per Roberto Gervaso

Se ne è andato anche Roberto Gervaso. Quando inaugurai una collana di filosofia per Rubbettino con Inquietudini e meditazioni di Miguel de Unamuno in prima edizione italiana, la recensì sul Messaggero: «Un capolavoro, un autore lucido e geniale». Dedicò alla Massoneria un fortunato libro, edito da Bompiani. «La Massoneria è un’istituzione speculativa e filantropica a scopo iniziatico. Aconfessionale e apolitica». Ha scritto l’Illuminismo, suoi sono gli ideali di Fratellanza, Uguaglianza e Tolleranza, come ancora oggi ricordano le Logge. Ma anche di libertà (quanto spirito massonico nei Rotary, nella Croce Rossa, nello scoutismo, nell’ONU). «Scuola di perfezionamento interiore, storicizza, cioè ‘laicizza’, la parola di Cristo, e a questo deve la sua universalità. […] I suoi adepti ricercano quei significati esistenziali, refrattari a dogmi, che sono patrimonio inalienabile dell’uomo. Nessun Fratello può percorrere esclusivamente una via esclusivamente interiore o esclusivamente esteriore: l’una e l’altra devono compenetrarsi, fondersi, vicendevolmente arricchirsi. Le esperienze profonde dei Figli della Luce non sono comunicabili, ma sono condivisibili con tutti coloro che le hanno vissute. Non si può conoscere il sapore di un’arancia o di un vino se non dopo averli assaggiati. Fuor di metafora, solo attraverso l’iniziazione l’individuo acquista coscienza di ciò che è e di ciò che può diventare, se lo vuole. Solo attraverso l’iniziazione coglie l’essenza della vita, cioè la sua sacralità, che prescinde da ogni fede ufficiale, pur rispettandole tutte» (I fratelli maledetti, p.343).