Ma il 2 giugno ricordiamo anche la morte di Garibaldi

Il 2 giugno 1882 muore a Caprera Giuseppe Garibaldi. Repubblicano aveva scelto la monarchia per realizzare l’Italia unita. Militare, massone, contadino, diventa promotore di iniziative per migliorare il corso del Tevere, per la laicizzazione dello stato, per le realizzazione delle scuole tecniche in favore dei diritti dell’uomo e per l’emancipazione delle donne. La sua immagine è tra le più popolari, in uniforme tra i Borghesi o in giubba rossa tra il popolo. Voleva essere cremato ma lo Stato italiano non esaudisce il suo desiderio. Diventa così un padre della Patria. Più comodo da morto che in vita. Ci sarà dopo la morte chi cercherà di appropriarsi della sua immagine. Lo tenta il fascismo costruendo il mito delle camicie nere eredi delle rosse garibaldine, lo fanno più coerentemente alcune formazioni che si opposero al fascismo. Un grande repubblicano. E la repubblica nasce sessanta quattro anni dopo la sua morte, con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Una data importante per l’emancipazione delle donne e per la Nazione. I costituenti terranno conto del pensiero di Garibaldi, così come di Mazzini durante i loro lavori. Ce lo ricorda Calamandrei nel suo discorso agli studenti. Oggi è festa. L’Italia celebra l’anniversario della Repubblica. A me piace ricordare chi in passato ha lottato per l’unità d’Italia e poi per rendere più moderno il nostro Paese. Non potevo non ricordare Giuseppe Garibaldi data la concomitanza dell’ anniversario dalla sua scomparsa.