Michele Cifarelli. Un Repubblicano tra il Mezzogiorno e l’Europa

A guardarla bene, questa nostra piccola galleria, notiamo che il nostro lavoro ha preso da solo e non per nostra scelta una sua direzione ben precisa. Sarà un caso o effettivamente c’è un fortissimo nesso che tiene insieme il tutto? Facendo parte di quelli che non riducono al caso gli accadimenti dell’umano e tantomeno della Storia, possiamo certamente affermare che il nesso c’è tutto ed è evidente come una montagna. Il repubblicanesimo come incrocio tra le culture dell’emancipazione è un ponte tra il Mezzogiorno e l’Europa. Un discorso che parte da Giuseppe Mazzini e che attraversa il Risorgimento e la storia d’Italia. Oggi ci viene in mente Michele Cifarelli. Vorremmo ricordarlo con le righe che abbiamo a disposizione e senza rubarvi troppo tempo. Di solito, se ci riusciamo, usiamo allegare materiale video (o audio) per chi volesse approfondire. Il nostro scopo è proprio questo. Suggerire. E allora iniziamo con l’occasione della pubblicazione di un recentissimo libro scritto da Giuseppe Spagnulo e edito da Rubbettino. Il testo si chiama Un Giovane Liberale del Sud. Michele Cifarelli e la vita politica italiana dal fascismo alla stagione europeista.
(Qui Libertà Vo’ Cercando, nelle cui pagine emerge la progressiva drammatica evoluzione spiccatamente politica del giovane Cifarelli. Il patto tra Mussolini e Hitler e l’insofferenza sempre più marcata del giovane repubblicano)

Michele Cifarelli nasce a Bari l’8 agosto del 1913 e ci lascia a Roma nel 1998. In lui si distingue immediatamente la passione per gli studi giuridici. È studioso insaziabile. La sua fame di diritto lo porta a vincere il concorso in magistratura. Lo studio per la giurisprudenza è ovviamente accompagnato alla passione per la Storia. Questo legame ovviamente inscindibile si completerà con l’impegno civile e, in seguito, direttamente politico. Visse con sofferenza gli anni della gioventù sotto il regime fascista, ma cercò in tutti i modi di evitare prese di posizioni esplicite tali da non permettergli di continuare gli studi e di perseguire ciò che riteneva il suo scopo, diventare un magistrato. La sua esperienza giovanile fu, quindi, terribilmente lacerante. Vissuta con difficoltà. Più andava avanti con gli studi più emergeva forte l’esigenza di unirsi ai suoi amici direttamente impegnati nella lotta antifascista. E raggiunto il suo scopo, immediatamente costituì insieme al fratello Raffaele l’associazione clandestina Giovane Europa, di chiara ispirazione mazziniana ma apertissima alle correnti politico-culturali liberalsocialiste. Entrò subito in contatto con Tommaso Fiore e Guido Calogero. Per la Giovane Europa elaborò un programma in cui si poneva al primo punto la realizzazione della Repubblica e dove erano già presenti evidenti richiami all’Europa Unita e il nucleo di quell’idea federalista legata alla Questione Meridionale. Questa intensa attività clandestina non sfuggi all’Ovra e nel giugno del 1943 Cifarelli, Fiore e Calogero furono arrestati. Ma di lì a poco ci sarebbe stata la caduta del fascismo e l’inizio della guerra civile. Con l’8 settembre Michele Cifarelli divenne la voce di Radio Bari, stazione EIAR di riferimento per la comunicazione nel sud Italia. La sua divenne la voce dell’inizio dell’avanzata degli alleati e la narrazione di un Paese che cambiava. Ormai in lui era cresciuta una nuova vocazione. L’introverso studente divenne abile oratore. Le sua capacità affabulatorie risvegliavano le coscienze e richiamavano all’impegno contro il nazifascismo. Punto di riferimento dell’area azionista divenne per un breve periodo segretario organizzativo del Partito d’Azione. Ma dopo poco, nel 1946, ha seguito della scissione tra le varie anime del partito, egli immediatamente segue Ugo La Malfa e Ferruccio Parri nel Movimento di Democrazia Repubblicana, entrando di fatto nel Partito Repubblicano Italiano. Sua casa naturale per il resto della sua vita culturale, civile e politica.
Il suo impegno civile e politico si andava caratterizzando sempre più verso i temi riguardanti l’ambientalismo, da un lato e il meridionalismo dall’altro. Essendo maturato negli ambienti più avanzati di Bari, rimase per sempre legato al gruppo che gravitava attorno alla libreria e casa editrice di Giovanni Laterza. A casa di Giovanni, subito prima della guerra, conobbe Benedetto Croce. Crebbe con Fabrizio Canfora (padre di Luciano) e subì il fascino culturale di Ernesto De Martino. Da giurista a antropologo meridionalista il passo fu breve. La sua sete di conoscenza e il suo pragmatismo ormai avevano fatto di lui un uomo di “Pensiero e Azione”. E Bari, da lontana provincia diventò l’avamposto chiave per la nuova Repubblica Italiana. Difendere la concezione liberale della vita e delle istituzioni sarà dunque la missione del Cifarelli repubblicano e meridionalista. Ormai su posizioni nettamente antisocialiste ma marcatamente di “sinistra”, dopo l’esperienza delle elezioni amministrative dell’autunno del 1946, egli rileva l’importanza di un patto di unità e di collaborazione tra intellettuali e contadini meridionali, osservando che «occorre distinguersi sempre dalla facile demagogia e caratterizzarsi come forza politica democratica e fattiva, contro i compromessi trasformistici, contro il paternalismo statale, contro le frodi centralistiche e contro l’agitazionismo “rivoluzionario” puramente verbale che tanto nuoce alla sinistra». Nel Partito Repubblicano Italiano fu senatore per la V°, VI° e VII° legislatura (dal 1968 al 1979). Poi alla Camera dal 1983 fino al 1987. Ricoprì gli incarichi di Sottosegretario al Commercio e Sottosegretario all’Agricoltura. Fu membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dal 1984 al 1987. Ma nel frattempo il suo europeismo si saldava sempre più con le sue radici ambientaliste e fu tra i fondatori di Italia Nostra, di cui fu anche vicepresidente e poi Presidente del Parco d’Abruzzo. Fu anche Presidente dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia. E questa è la storia su cui vale la pena di spendere qualche parola in più.
L’ANIMI (Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia) fu fondata già nel 1910 dopo il terremoto che colpì Messina e Reggio Calabria causando più di 150.000 vittime. L’Associazione rese possibile l’incontro tra due generazioni e il solidale coinvolgimento di grandissime personalità di tutto il Paese. Fu luogo di incroci straordinari. In più di cento anni è stata capace (lo è tutt’ora) di vedere operare in sinergia i massimi esponenti del meridionalismo italiano, da Giustino Fortunato a Gaetano Salvemini, da Benedetto Croce a Giuseppe Lombardo Radice e Umberto Zanotti Bianco, da Francesco Compagna a Rosario Romeo (dei quali abbiamo già parlato sul nostro giornale), da Manlio Rossi Doria a Michele Cifarelli, quest’ultimo ne rinnovò la struttura organizzativa e l’iniziativa culturale. Umberto Zanotti Bianco le dedicò interamente il suo prestigio, vi spese gli anni migliori della sua gioventù coinvolgendo anche Luigi Einaudi , Ernesto Rossi e Guido Carli (giusto per citare alcuni tra i tanti). All’inizio l’attività dell’associazione fu di carattere di assistenza a fronte di calamità naturali. Ma ben presto quelle grandi intelligenze che vi giravano attorno, approfondirono sempre più il fulcro del lavoro. Si avvertì subito che il problema dei problemi fosse quello di un analfabetismo pressocché assoluto. E così partì la fondazione di numerosi asili di infanzia e a partire dal 1921 furono organizzate ben 1.600 scuole per bambini e per adulti. Scuole con corsi diurni e serali. L’ANIMI divenne così la più importante realtà attiva sul versante dell’educazione popolare in Italia. Nel dopoguerra, il carattere filantropico iniziale fu superato dall’enorme piano di espansione dell’istruzione istituzionale e dall’incidenza delle misure propulsive poste in atto dall’intervento straordinario. L’associazione, presieduta da Leonardo Albertini, Manlio Rossi Doria e Michele Cifarelli, e con il supporto di Rosario Romeo e Francesco Compagna si concentrò nel potenziamento delle attività di approfondimento degli studi sul meridionalismo. Tali iniziative contribuirono ad accrescere su scala nazionale le problematiche del Mezzogiorno fino ad imporle come fondamentali nell’agenda politica del Governo del Paese e a formare un ceto dirigente meridionale all’altezza dell’immane sfida per lo sviluppo del sud-Italia. L’ANIMI e i suoi militanti realizzarono nel corso del tempo un programma di ricerche e studi sulle problematiche meridionali e sull’opera dei maggiori esponenti meridionalisti dell’otto-novecento che oggi sono raccolti in preziosi volumi della serie “Collezione di Studi Meridionali” pubblicati e visitabili nella sede dell’associazione. Oggi il Consiglio Direttivo è presieduto da Gerardo Bianco e ha come vice-presidenti Marco Rossi Doria e Brunella Sepe, tra i consiglieri spiccano i nomi dell’economista Adriano Giannola e dello storico Guido Pescosolido (già collaboratore di Francesco Compagna). I Presidenti Onorari dell’ANIMI sono stati Pasquale Villari (1910-1917), Giustino Fortunato (1918-1932) e Luigi Einaudi (1948-1961). I Presidenti Effettivi (ne citiamo alcuni) Leopoldo Franchetti e Benedetto Croce. Ferdinando Nunziante ricoprì la carica più a lungo, quasi vent’anni (1922-1941), Ettore Rusconi e poi Giovanni Gentile. Nel dopoguerra moltissimo fece come Presidente Umberto Zanotti Bianco (1951-1963), Tommaso Gallerati Scotti e Luigi Albertini (1965-1980). Poi ritroviamo Manlio Rossi Doria e lo stesso Michele Cifarelli, per dieci anni (1988-1998). Oggi, abbiamo detto, la carica è di Gerardo Bianco.
Il 28 maggio del 2019, proprio un anno fa, nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato si è svolto un convegno in occasione della presentazione del libro di Giuseppe Spagnulo. Sono intervenuti il Presidente della Commissione per la Biblioteca e per l’Archivio Storico del Senato Gianni Marilotti, lo storico Luciano Canfora, Piero Craveri e Guido Pescosolido e ha aperto Gerardo Bianco. In un interessantissimo video potete assistere ai loro interventi. E, ovviamente, perseguire nella ricerca del lavoro di Michele Cifarelli.


Assolutamente da non perdere gli interventi di Luciano Canfora e di Piero Craveri sul passaggio di Cifarelli dal Partito d’Azione al Partito Repubblicano in cui si sottolinea che la componente mazziniana era presente e chiara già nei primi anni di gioventù, così come il suo europeismo. Buona lettura e buona visione.