Lo stupido è insidiosissimo

«Lo stupido è insidiosissimo. L’imbecille lo riconosci subito (per non parlare del cretino), mentre lo stupido ragiona quasi come te, salvo uno scarto infinitesimale». Così scriveva Umberto Eco ne Il Pendolo di Foucault, romanzo del 1988 di straordinaria attualità. Ho ripensato a questo romanzo, e precisamente a questa frase, leggendo che Famiglia Cristiana ha individuato nel raduno dei “gilet arancioni” dello scorso sabato la più imponente riunione di idioti da decenni, spero peraltro i fatti non smentiscano il settimanale cattolico, il 2 giugno infatti è prevista una nuova manifestazione degli arancioni che, nelle ambizioni degli organizzatori, dovrebbe essere più partecipata della precedente, confido abbia ragione il direttore di Famiglia Cristiana e che i gilet arancioni abbiano già raggiunto il massimo della loro capacità di aggregazione. Invece mi auguro abbia avuto torto nell’identificarli come idioti, idiota infatti è sinonimo di stupido, quindi in quanto tale insidioso, io per loro ritengo sia più appropriato l’attributo di cretini. 

Quindi assunto che siamo di fronte a dei cretini si potrebbe ritenere chiusa la questione e passare oltre, siamo però in una fase estremamente delicata, nessun segnale può essere sottovaluto. La tesi che accomuna questi manifestanti, che in realtà sono un’accozzaglia abbastanza indefinita, difficile da ricondurre a qualunque elemento anche solo vagamente simile ad una soggettività politica, è che la pandemia sia una invenzione mediatica, che il covid-19 non esiste, è tutto un complotto della Cina fiancheggiata dal ministro Di Maio, un po’ di sinofobia considerando che il virus è “cinese” non ce la potevamo fare mancare, che avrebbe un accordo segretissimo per comprare a prezzi di realizzo l’Italia. Un altro responsabile sarebbe una impersonale, potentissima ed astratta “Finanza internazionale”, che vuole dominare tutte le nostre vite, ovviamente poi c’è big pharma ma questa è talmente scontata che non la commentiamo.

Quando capita di ascoltare questi soggetti la prima reazione che una qualsiasi persona di comune buon senso può avere è quella di scoppiare in una fragorosa, risata, è stata anche la mia, poi però mi sono soffermato un attimo sulla questione e ho riso meno. Il complottismo non è un fenomeno nuovo, men che meno legato alla pervasività dei social, che contribuiscono a diffonderlo ma non ne sono l’elemento scatenante, si è sempre inserito nel substrato ideologico di idee estremiste, antidemocratiche, spesso razziste. La “finanza internazionale “non è poi così diversa dalla demoplutogiudaicocrazia di Benito Mussolini, ed i Protocolli dei Savi di Sion, il primo caso appurato di fake della storia che tanto ha contribuito a diffondere un abominevole sentimento antisemita, è ancora oggi un testo letto e più diffuso di quanto si pensi.

La mentalità complottista è una perversione della percezione della realtà molto pericolosa, nel romanzo di Eco questa assume un elemento centrale, i tre protagonisti Casaubon, Belbo e Diotallevi iniziano per gioco, ed a scopo quasi denigratorio a discutere delle teorie del complotto, lavorano per una casa editrice che ha deciso di dedicare una nuova collana al mito dei templari e della loro sopravvivenza come società segreta ed ad altri temi di filoni analoghi. I tre iniziano a “maneggiare“ queste teorie, alla fine si appassionano  e si perdono in una serie di intricati ed improbabili collegamenti fra vicende storiche e pseudo-storiche, come un ragno che resti imprigionato nella propria tela i tre rimangono avviluppati nelle proprie fantasie che li porteranno anche ad incontrare altri personaggi inebriati di teorie del complotto, fino all’epilogo del romanzo nel quale il protagonista Casaubon racconta tutta la sua incredibile vicenda ad uno psichiatra parigino  che causticamente gli risponde: “ Monsieur vous êtes fou.”

I complottisti di Eco sono molto diversi da come ci rassicura immaginarci quelli dei social, le mamme informate che hanno studiato all’università della vita, il teppistello di Casa Pound, o napalm 51, l’archetipo del militante 5 Stelle secondo la brillante satira di Crozza. Sono uomini colti, dotati di istruzione universitaria, che lavorano nell’editoria.

Il lockdown ha prodotto un forte disagio economico non c’è dubbio, per quanto troppo poco si stia facendo la consapevolezza di questo problema è condivisa, ma ha anche prodotto un disagio di natura antropologica, le persone sono state costrette a limitare le uscite dalla propria abitazione, a coltivare ogni relazione che non fosse famigliare solo attraverso i canali virtuali. La questione ora non è se fosse giusto o sbagliato, il punto è che non c’è sufficiente consapevolezza che è emerso un forte disagio relazionale oltre a quello economico, i più sfortunati li vivono entrambi, e che sarebbe una grave imprudenza trascurare questo dato, l’uno alimenta l’altro creando una miscela esplosiva che anche una piccola scintilla potrebbe fare esplodere quando, dopo l’estate, gli effetti della recessione economica saranno più drammatici.

La prima risposta la deve dare il Governo sul terreno delle politiche economiche, esercitando il ruolo di Esecutivo che gli è proprio, facendo funzionare la macchina pubblica e permettendo alle persone in difficoltà di beneficiare rapidamente delle misure di sostegno al reddito, molti lavoratori non hanno ancora ricevuto la mensilità di cassa integrazione straordinaria di marzo!

È essenziale che la politica sia buona amministrazione ma non può essere solo amministrazione, deve tornare in campo con progetti e proposte, al di là della logica ragionieristica che ha caratterizzato il dibattito degli ultimi anni. La qualità del dibattito pubblico è precipitata, non a caso sono cresciuti a dismisura movimenti che propugnano tesi antiscientifiche e cospirazioni politiche.

La lettura che più si attaglia a questa fase è il recupero della categoria gramsciana dell’interregno, una fase in cui viene meno un’egemonia, quella che si era determinata con il ventennio berlusconiano, e non si è ancora determinato nuovo ordine. Nel confuso quadro politico che stiamo vivendo prosperano i populismi e tutte le subculture che li alimentano.

Le forze eredi delle culture democratiche devono riprendere un’azione politica che sia anche azione culturale, la politica nella storia del nostro Paese ha avuto una rilevante funzione pedagogica, i cittadini devono essere rispettati, ma rispettarli non può voler dire parlare come al bar, ridurre in slogan problemi complessi, occorre, al contrario, con pazienza, educare alla complessità. La politica deve essere progetto di buon governo, è essenziale, ma anche visione. Le persone hanno diritto a guardare con serenità al proprio futuro e perché no ad immaginarne, collettivamente, uno migliore per la loro comunità oltre che per se stessi. 

Mi si potrà obiettare di avere una visione ingenua ed idealista, riconosco che è una visione idealista, quasi romantica, della politica ma rigetto che sia ingenua, al contrario temo che sia ingenuo che le forze democratiche possano pensare di sopravvivere senza un radicamento nella società, un reale rapporto con i cittadini, è necessario rigettare il populismo in qualsiasi forma si presenti ma contestualmente essere popolari.

Gli arancioni sono un fenomeno da baraccone di cui giustamente si può sorridere, bene ha fatto Eugenio Fusignani, vicesegretario vicario del PRI, a prenderne pubblicamente le distanze, ma occorre prendere seriamente atto che la nostra società è malata, non del virus ma dei veleni di questo modello di sviluppo senza progresso in cui negli ultimi anni siamo precipitati. Se le forze democratiche non metteranno in atto un progetto per il Paese, che sia anche e soprattutto progetto culturale, rischiamo che nei prossimi mesi ci sia ben poco di cui ridere.