Come volevasi dimostrare

Appena un medico vero, che certo non aveva il tempo di andare in televisione impegnato con una crisi sanitaria è stato intervistato sembrava venire da Marte. Infatti viviamo in un altro pianeta rispetto a quello in cui vivono Boccia e Speranza. Stentava a credere che si potesse mettere la protezione civile a capo dell’emergenza. Manco si sono accorti che i loro bollettini non avevano senso, non solo perché non relativi agli infetti del giorno, semmai sono gli infetti accertati in quel giorno, ma proprio perché i dati sono aggregati in genere relativi a giorni o settimane precedenti. E invece vai con i bollettini. Ma non è tanto la polemica retrospettiva che pur appassiona ad interessare. Gli italiani si sa sono buoni e pazienti non staranno lì a lamentarsi per essere stati presi in giro qualche mese. Sbagliare non è immorale. Il problema è invece molto più attuale e cioè chi è che decide se il virus è vivo o morto? La protezione civile o il medico? I medici di palazzo Chigi quelli con il righello che stabiliscono le distanze in spiaggia o al ristorante, o i medici che curano in ospedale? Ora questi medici di ospedale si sono finalmente sentiti di dire qualcosa, non facevano conferenze per l’appunto e hanno detto il virus è clinicamente morto proprio mentre il governo voleva assumere sessantamila disadattati da spedire a controllare il comportamento degli italiani. Ma come si è permesso questo medico di contraddire i grandi piani di sicurezza del governo? E quelli che devono essere approntati? Non è scandaloso, indecente, immorale far credere agli italiani di poter vivere una vita normale? Quello semmai bisogna farlo credere ai greci se no Spadafora se le scorda le vacanze a Patmos