Saint-Martin e il suo Maestro Martinez de Pasqually

Riportare gli uomini alla coscienza del proprio limite ha un valore terapeutico oggettivo. Ecco perché la filosofia moderna ha inteso riattualizzare lo scetticismo. Lo aveva già fatto nel cuore del Rinascimento, grazie alla versione delle Ipotiposi di Sesto Empirico di Henri Estienne. Il secolo successivo, la prima edizione della Vita di Pirrone di Diogene Laerzio. Il mondo si guarda curioso attorno, come se si svegliasse da un lungo sonno. La Verità non è qualcosa che sta altrove, che non puoi conquistare. La Verità è qualcosa che se non hai puoi cercare. E c’è, appunto, chi frena, che dice che, almeno per l’intelletto, non c’è via di uscita. A meno che non si rischiari la Ragione. De arte dubitando et confidenti, ignorandi et sciendi di Sébastian Castellion rivendica la funzione del dubbio, della scettica epoché, la sospensione del giudizio. Martinez de Pasqually e il suo discepolo Louis Claude de Saint-Martin sono, nel pieno Settecento, la più radicale affermazione che l’intelletto possa e anzi si debba rischiarare Ragione. È questo il senso della ‘Riconciliazione’, obiettivo dell’Ordine degli Eletti Cohen: prendere le distanze da dubbio e scetticismo, quando è vuoto arrendersi. Perché lo scopo dell’uomo non è piangere, o cercare la consolazione di una fede. Lo scopo dell’uomo è imparare a volare.

«Saint-Martin e il suo Maestro Martinez de Pasqually» di Adolphe Franck è uno studio in prima edizione italiana (Tipheret – Gruppo Editoriale Bonanno) che prosegue un interesse che il suo curatore, il filosofo pontino Mauro Cascio, sta portando avanti da anni, intorno al c.d. ‘Martinismo delle origini’ con autori quali Saint-Martin e Martinez, appunto, ma anche Willermoz, Prunelle de Lière, Joseph de Maistre (con una nota di Alessandro Meluzzi), Pierre Fournié, Ivan Lopukhin, l’Anacrise di Pelagius  e ancora Gerard Encausse, Le Forestier, Matter, Ambelain, Bricaud, Chevillon. Franck è un filosofo francese, membro del Collège de France e dell’Accademia dei Lincei. Prendendo le mosse da Kant e influenzato da Cousin e Guizot, ha elaborato un’originale forma di idealismo, come reazione a un sensismo materialista sempre più invasivo.