Polini: «Eccoli gli italiani: liberticidi e delatori»

Ne abbiamo viste. Abbiamo visto un governo che insomma, un bel po’ ha improvvisato. Si è atteggiato a dittatura sanitaria, e lo abbiamo sottolineato più volte, ma c’è questo: agli italiani, vai a capire perché, gli è pure piaciuto. Forse ha ragione Ocone, che ci disse più o meno: «È nel dna del nostro popolo. Noi siamo nati schiavi. Appena è arrivato qualcuno a solleticare il nostro istinto abbiamo spedito in soffitta valori e ideali liberali e democratici». Così abbiamo scoperto che il Parlamento è una perdita di tempo, che il lievito è un capriccio. Che ci sono interessi superiori e che alla fine non fa niente che la Costituzione dica che.

Abbiamo amato i domiciliari, chi aveva la sicurezza di uno stipendio li avrebbe voluti per sempre, abbiamo sopportato con rassegnazione l’eroismo delle forze dell’ordine, dispiegate nel territorio come non le abbiamo mai viste, pronte ad acciuffare pericolosi sportivi, anziani audaci. Elicotteri, sommozzatori e droni a pattugliare spiagge, alla ricerca di pericolosissimi untori solitari, anche in diretta televisiva. La D’Urso ci ha anche spiegato come si lavano le mani. E poi abbiamo tollerato amabilmente tutto il resto: sanitari come in un film di Spielberg, mascherine da disastro, scienziati a dire tutto e l’esatto contrario, ma presumibilmente dietro gettone di presenza, termoscanner, bizzarri, inutili, fortemente lesivi di privacy e dignità umana. Gli italiani accettano di farsi misurare la febbre in pubblico. Perché lì si manifesta la natura media dell’italiano: quella del vitello.

Ma gli italiani sono anche delatori dentro. E un saggio Ministro voleva mettere a sistema questo straordinario talento. 

E mentre si cerca di tornare alla normalità, e il carrozzone sanitario e mediatico comincia a perder efficacia come il virus, tornano i vecchi problemi, insieme ai nuovi. In Italia come a Roma. Dove c’è la Raggi, per intenderci. Perché c’eravamo dimenticati persino di lei…

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