Il decreto Rilancio: un forestale per ogni albero

«Si scavino le buche e poi si ricoprano», così viene di solito sintetizzata, in verità ridotta all’osso ed un po’ troppo semplificata, una frase di Keynes esposta nella Teoria generale sull’occupazione, il saggio del 1936 in cui l’economista inglese delineava gli elementi cardine del suo pensiero economico, il concetto di fondo è che ogni intervento che produca reddito per i cittadini è utile, perché quel reddito contribuirà a generare una stimolo per la domanda aggregata.

In questa fase le teorie economiche keynesiane e neokeynesiane stanno avendo grande fortuna, in tutto il mondo occidentale, e non solo si pensi al Giappone, le grandi economie stanno affrontando la recessione con politiche anticicliche fondate su intervento pubblico e monetizzazione del debito.

In Italia vi è consapevolezza della necessità che lo Stato sia il perno del rilancio economico, attraverso l’attivazione di domanda pubblica e l’attuazione di efficaci politiche di sostegno al reddito.

Il nuovo intervento del Governo è uno sforzo notevole, si è da più parti fatto notare come si tratti della più grande legge di spesa della storia della Repubblica, 55 miliardi di euro, una norma anche estremamente complessa sul piano giuridico, più di 240 articoli e circa un centinaio di decreti attuativi, oltre alle circolari dell’Agenzia delle entrate, dal punto di vista della semplificazione del rapporto fra Pubblica Amministrazione e cittadini non è proprio un ottimo lavoro, ma la fase è complessa e molte erano le materie che richiedevano di essere disciplinate da questo provvedimento.

Il Decreto eroga risorse al sistema sanitario sia per rafforzarne l’organizzazione, dopo che la tempesta covid ne ha evidenziato i limiti, sia per implementare la ricerca scientifica.

Riguardo l’economia l’aspetto più qualificante è certo il rilancio dell’edilizia privata, in un Paese in cui parte rilevante del territorio è zona sismica incentivare la demolizione di edifici a rischio per costruire abitazioni più sicure è un provvedimento utile. Il Governo inoltre ha previsto un ecobonus che consente di generare un credito d’imposta pari al 110% del valore degli investimenti che migliorano di due classi energetiche le prestazioni degli immobili privati, il credito è cedibile. Si tratta di un provvedimento che si inserisce nel solco di collaudate politiche di incentivazione fiscale del settore che hanno sempre avuto successo, favorendo anche l’emersione di lavoro nero.

È necessario però fare di più sul rilancio dell’edilizia pubblica, la manutenzione ed il potenziamento delle infrastrutture può essere un vero volano per l’economia, in questo ambito la politica del Governo è ancora decisamente timida.

Il vero limite di questo decreto è la visione politica che lo ispira, la politica è soprattutto scelta, occorre avere un progetto ed assumersi la responsabilità di attuarlo, francamente nel decreto si intravede la logica opposta.

È un provvedimento che vuole tenere insieme tutto ed il suo contrario, non sceglie ed in qualche modo scontenta tutti, scontenta certo la platea di nuovi poveri che si vedrà elargire una mancia di 400 euro al mese, per tre mesi poi si vedrà, non accontenta le imprese a cui sì è stato abbuonata l’IRAP ma che a settembre rischiano di essere soffocate dal pagamento di tutti i tributi sospesi. Il tentativo di blandire Confindustria aderendo alla sua proposta di esenzione dall’IRAP per tutte le imprese al di sotto dei 250 milioni di fatturato ha prodotto una misura costosa ed iniqua, sarebbe stato più opportuno prevedere la totale esenzione dai tributi del 2020 per le microimprese e le piccole aziende, differenziando i provvedimenti per settore, dando priorità a chi è stato colpito più gravemente.

L’industria manifatturiera richiede interventi strategici di politica industriale, non è semplice, questo bisogna riconoscerlo, tanto che anche riguardo la crisi dell’auto agli stessi industriali non è venuto in mente niente di meglio che riproporre i soliti incentivi alla rottamazione, temo che in questa fase con le difficoltà che incontrano i cittadini non basterà la prospettiva di un super sconto a stimolare un acquisto impegnativo come quello dell’automobile. Anche qui sarebbe necessario destinare risorse pubbliche finalizzandole ad un progetto di nuova mobilità sostenibile, che preveda l’impiego di capitali misti pubblico-privato, volti all’innovazione di prodotto e servizio nel settore automotive.  Il settore manifatturiero in generale dovrebbe cogliere l’occasione per riorganizzare il ciclo produttivo in una logica di efficienza energetica, perseguendo questo fine si incentiverebbero investimenti che genererebbero occupazione, o consentirebbero di tenere quella che c’è, questo sarebbe già un ottimo risultato.

Completa il quadro uno stanziamento troppo ridotto di risorse sull’istruzione pubblica, al contrario si elargiscono 150 milioni per sostenere le scuole private, una cifra importante se consideriamo che equivale quasi al 10% del budget destinato all’istruzione pubblica. 

Insomma cercavo Keynes in questo nuovo provvedimento ma non riuscivo a trovarlo, poi il ministro Francesco Boccia ha proposto “l’arruolamento” dei 60.000  delatori volontari che controllassero il rispetto delle norme sul distanziamento sociale,  con tanto di bando della Protezione Civile, che pare verrà cestinato in quanto era talmente evidente che si trattasse di una fesseria che il Viminale è stato costretto a prendere pubblicamente posizione contro, così questa patetica vicenda viene archiviata.

Io però sono grato a Boccia perché finalmente ho compreso chi è l’ideologo del decreto rilancio, hai voglia a cercare Keynes, avrei dovuto rivolgermi altrove, più precisamente al sindaco di Marina di Sopra, il sig. Cetto La Qualunque: « Un forestale per ogni albero, aboliremo l’IMU e anche il bollo e l’assicurazione, vi tinteggeremo casa».