Oddo Biasini. L’impegno come insegnamento quotidiano

Ciò che caratterizza gli uomini migliori consiste innanzitutto nella coscienza che il “dovere” si debba esplicitare in ogni forma dell’agire quotidiano. Avvertire l’urgenza di una “missione” deve essere concepita come elemento naturale dell’essere cittadino. Una missione vissuta attraverso ogni attività che un uomo mette in campo nella sua vita. Qualcosa che accompagna come un’ombra, anzi, come una luce il percorso dell’umano divenire. Negli affetti, nello studio, nelle relazioni sociali e familiari, nel lavoro, in pace e in guerra. Nella tempesta e nella serenità. Spesso è una lotta costante, una fatica. La nobiltà della fatica contro la comodità delle “professioni”. In questo percorso possiamo ritrovare pienamente la figura semplice e pragmatica di un uomo normale e straordinario come Oddo Biasini. Repubblicano da sempre. Repubblicano in tutto. Repubblicano subito. Biasini nasce a Cesena nel 1917. Il rapporto con la sua città natale e con la sua terra di origine sarà qualcosa di speciale che segnerà tutto il suo agire politico. Avvertì immediatamente la necessità di essere utile al prossimo. Durante gli anni della sua adolescenza, in pieno fascismo, il suo insopprimibile bisogno di libertà lo portò a scegliere di iscriversi all’ istituto magistrale. Aveva già chiaro che l’insegnamento sarebbe stato l’aspetto fondamentale con cui portare avanti gli ideali di libertà. E soprattutto, sentiva che il carattere emancipatorio della cultura avrebbe dovuto essere assolutamente condiviso e saputo trasmettere agli altri. Già questo segnalava il suo antifascismo e l’avversione verso qualsiasi forma di totalitarismo e di conformismo. Il sapere andava insegnato, e per farlo occorre uno studio approfondito. Non si tratta di trasmissioni di nozioni ma di condividere un’altissima esperienza insieme all’”altro da sé”. Insegnò alle scuole elementari a Forlì, poi alle superiori. Nel frattempo si iscrisse alla Facoltà di Lettere dove si laureò in appena tre anni. Ma la guerra incombeva, fu mandato in Slovenia ma l’8 settembre del ’43 tornò subito nella sua Cesena dove incontrò Antonio Manuzzi. Fu un incontro tanto importante quanto naturale per uno come Biasini. Antonio Manuzzi lo introdusse negli ambienti del Partito Repubblicano Italiano. Iniziarono gli anni della clandestinità e della resistenza. Partecipò alla costituzione della brigata partigiana “Giuseppe Mazzini” di cui fu vice-comandante. Mesi durissimi, in lui cresceva sempre più determinata la coincidenza dell’idea di libertà con quella repubblicana. Dopo un inverno a combattere in pianura, le basi partigiane furono scoperte dai fascisti. Due compagni di lotta furono fucilati, altri tre furono deportati e i loro familiari arrestati. Il Comitato di Liberazione Nazionale decise di trasferire il GAP in una zona dell’appennino romagnolo tra Cesena e Rimini. Ai primi di ottobre del ’44 l’intero gruppo, passata la linea del Fronte sulla Linea Gotica, confluì nei reparti della 20° Brigata Indiana con la quale infine rientrò a Cesena. Con la Liberazione divenne segretario del CNL e redattore responsabile di Cesena Libera. Ma l’urgenza della sua vocazione originaria riprese il sopravvento. Era venuto il tempo di riprendere il mestiere di insegnante con vigore ancora maggiore. Insegnò Italiano e Latino al liceo scientifico della sua città e nel 1948 passò a insegnare al liceo classico di Rimini. Ma ciò che ci preme di sottolineare fu la sua nomina a Preside del liceo scientifico di Cesena avvenuta nel 1958. Ruolo che mantenne attivamente per ben dieci anni anche mentre il suo impegno politico lo portava a assumere cariche e responsabilità sempre più importanti. Anzi, proprio il suo amore per la didattica e la sua vicinanza alle esigenze delle nuove generazioni furono per lui stimolo fondamentale per mettere ben a fuoco lo scopo più centrale del suo ampio agire civile. Già nel 1946 entrò in consiglio comunale a Cesena nelle file del PRI. E nella prima giunta comunale dopo la Liberazione fu assessore alla Pubblica Istruzione e poi, anni dopo, vice-sindaco proprio nella giunta guidata da Antonio Manuzzi. Ma la sua biografia va avanti. Nel frattempo nel 1948 divenne Segretario della consociazione cesenate del PRI e dieci anni dopo segretario provinciale del partito. Eccolo in segreteria nazionale nel 1963 con Salmoni e Terrana. Tutti questi incarichi non lo distoglievano dal suo ruolo quotidiano di Responsabile Didattico del liceo di Cesena. Passioni che si alimentavano a vicenda, incarichi che si stimolavano l’un con l’altro. Oddo Biasini era fatto così. Era un infaticabile lavoratore. Egli amava considerarsi un “muratore”. E così, avendo come riferimento Ugo La Malfa, fu eletto Segretario Nazionale del Partito Repubblicano Italiano nel 1976 rimanendo in carica per ben quattro anni. Erano anni difficilissimi. I cosiddetti anni di piombo. Al timone del partito ci voleva una figura con la sua tempra e la sua tenacia. La Malfa assumeva l’incarico di Presidente del partito. Ci avrebbe lasciato proprio sul finire del 1979.
Ma Oddo Biasini, dopo aver sfiorato il seggio alla Camera nel 1963, venne eletto anche deputato nel 1968. Rimanendo in Parlamento fino al 1987. Così fu naturale che nella V° Legislatura assunse l’incarico di SottoSegretario alla Pubblica Istruzione. Divenne in seguito Capogruppo dal 1974 al 1979 e presidente della Commissione Parlamentare D’Inchiesta Sulla Strage Di Via Fani (dall’8 gennaio 1980 al 5 marzo 1980). Ebbe anche l’incarico di Ministro dei Beni Culturali dal 4 aprile del 1980 al 28 giugno del 1981. E con questo incarico ebbe modo di lasciare un contributo storico per il recupero e la valorizzazione del Patrimonio Artistico e Culturale di Roma. Per meglio dire, il suo Ministero varò la Legge n.92 (Provvedimenti urgenti per la protezione del patrimonio archeologico della città di Roma) che stanziava una somma di 180 miliardi di lire e che prevedeva interventi non solo di recupero, di restauro, di sistemazione museale, ma anche di prevenzione e salvaguardia urbanistica. Un intervento di tale rilevanza che gli fece ottenere la Medaglia d’Oro della Presidenza della Repubblica. La prima Medaglia d’Oro la conquistò per il suo impegno per la scuola nel 1973. Ci lasciò un giorno d’estate. A fine anno scolastico, diremmo. L’8 luglio del 2009.
Di quest’uomo semplice e tenace, di questa tempra di verace romagnolo ci sarebbe ovviamente tantissimo da scrivere. Il Partito Repubblicano raccolse in un volume tutti i suoi interventi parlamentari e li pubblicò

A Oddo Biasini si deve una visione organica e progressista di un progetto di riforma della scuola. Una riforma avanzata e complessiva di tutto ciò che ruota attorno al mondo educativo. Egli fu presidente di un’imponente commissione. Il documento conclusivo di quella che fu chiamata la Commissione Biasini (con la presenza di esperti internazionali) rimane a tutt’oggi un esempio di ampissima visione. Un progetto molto ramificato e moderno. Al centro di tutto c’è l’esperienza educativa concepita come scambio umano e paritario tra studenti e docenti. Docenti che devono essere sempre protagonisti di un aggiornamento professionale che non riguarda soltanto i “saperi” ma le metodologie tutte del vivere la pedagogia come strumento scambievole e momento di crescita per tutti. La consapevolezza del veloce mutar della società deve vedere la scuola istituzione salda e in “movimento”, capace di essere punto di riferimento per i giovani e i loro, sempre diversi, bisogni e desideri. Una scuola capace di scoprire e valorizzare i talenti. Introducendo, infine, un sistema di valutazione che non si limiti a essere selettivo sulle nozioni, ma che sia in grado di effettuare valutazioni ad ampio spettro coinvolgendo l’intera istituzione scolastica superiore. Al fine di giungere alla conclusione di potersi chiedere: «Sono stato capace di essere attore di una trasformazione collettiva? Ha, la scuola, assolto al compito di formare il cittadino di domani?». Insomma, il nodo fondamentale (senza entrare nelle quasi mille pagine del documento, stimolato da un libro edito da La Voce) è di introdurre nuove forme di “creazione” e poi di diffusione della cultura e di promuovere un nuovo rapporto tra le persone mediante l’utilizzazione originale dei nuovi “media” messi a disposizione di tutti, affinché il fatto culturale sia creazione e non solo (ma anche) trasmissione di valori. Il ruolo è quello di formare una capacità critica che coinvolga l’istituzione scolastica tutta come “esperienza sociale”. Come “sperimentazione” della capacità di abitare e governare la società in divenire nelle sue infinite sfaccettature. Per tutto questo occorre una classe docente estremamente preparata, consapevole e aggiornata. Capace di rimettersi continuamente in discussione. Un progetto immane, quel documento. Studiato in tutti i particolari. Ancora “avveniristico”, diremmo. Il progetto sulla scuola è la sintesi della visione tutta, la missione di cambiamento della società, dell’Oddo Biasini politico, insegnante e uomo.

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Nell’estate del 2017 si tennero due commemorazioni per il centenario della sua nascita. Entrambe a Cesena, ovviamente. Una a maggio organizzata da Paese Novo-Associazione di Democrazia Laica e l’altra a luglio in occasione dell’apertura della Festa de La Voce Repubblicana. Quest’ultima diede spunto a un ragionamento di Davide Giacalone (che all’epoca aveva pubblicato il libro W l’Europa Viva) incentrato su Oddo Biasini e l’Europa. Il ragionamento metteva in luce la modernità assoluta del pensiero di Biasini. Affermava infatti: «Biasini aveva ben chiaro che il problema del Paese fosse tutto nell’esplosione del debito pubblico. L’Italia tra il 1950 e il 1970 ha un rapporto tra debito e PIL intorno al 35%. È un Paese che fa crescita senza emettere debito, senza svalutazione. Un Paese in cui i meriti venivano premiati. Ma dal 1973 in poi inizia il declino (oggi il rapporto è 150% sul PIL). Oddo Biasini nel presentare a Tribuna Politica il documento programmatico del Partito Repubblicano afferma che la prima cosa da fare (siamo nel 1977) è abbattere la spesa pubblica. Abbattere il debito. Perché le risorse che vanno a gonfiare la spesa pubblica (nel 1977 rappresentavano il 15% del Reddito Nazionale) sono risorse sottratte alla creazione della crescita e alla creazione di nuova occupazione. Inoltre Biasini sottolineava che già all’epoca il 25% della spesa pubblica fosse senza copertura. Biasini aveva chiarissimo quel che poi sarebbe accaduto. E come segretario del Partito Repubblicano Italiano ribadiva la scelta e la collocazione europeistica e atlantica del Paese. Un Italia forte in un’Europa più forte…». Continuava Giacalone nel 2017 «Oggi dobbiamo dire a gran voce che l’Europa è la soluzione dei problemi e non è, come usano dire troppi, la causa dei problemi. Inoltre occorre ribadire che da quando siamo nell’Euro le nostre esportazioni sono cresciute. Per Il Partito Repubblicano Italiano dell’epoca l’Europa rappresentava il naturale sbocco di un processo che nasce con Mazzini. Era ben chiaro si trattasse di un progetto di civiltà…»,concludeva Giacalone su Tele Romagna, a margine della commemorazione del centenario di Oddo Biasini.

Queste immagini tratte da una Tribuna Politica della RAI, immagini in bianco e nero del 1977, rievocano in tutta la loro semplicità, la figura, la voce, l’aspetto, la caparbietà di un uomo, di un insegnante, di un leader politico di un Paese che non c’è più. Era proprio un’altra epoca. La ricordiamo in bianco e nero e così ve la riproponiamo sin dal primo fotogramma.