Napoli amata. I Gravagnuolo, due generazioni di una famiglia amica

Marco Demarco è un raffinato uomo di cultura, direttore de Il Riformista di Napoli. Prima ancora direttore del Corriere del Mezzogiorno. Fra le tante sue qualità quella di proporre dibattiti interessanti, sempre attuali e necessari, come quelli che in questi giorni ha aperto sulle prospettive di Napoli prima del prossimo anno in cui devono tenersi le prossime elezioni comunali di Napoli. Si eleggerà un nuovo Sindaco e un nuovo Consiglio Comunale, senza dire delle Municipalità, ma per fare che cosa? Una domanda che Marco Demarco ha opportunamente scritto più volte nelle pagine napoletane del Riformista.

Egli ha ricordato in un suo recente articolo sul Riformista, l’idea progettuale di Benedetto Gravagnuolo riguardo la cosiddetta città dei “15 minuti”. Questa tesi fu argomentata da Benedetto in Metamorfosi delle città europee all’alba del XXI secolo, edito nel 2011 per i tipi della Clean. Un testo denso di proposte in campo urbanistico, che andrebbe riletto e posto in evidenza in un programma urbanistico moderno di cui Napoli attende un necessario aggiornamento alla vigilia delle elezioni comunali. Ma di tutto ciò ad oggi non se ne trova traccia.
In quel libro Benedetto Gravagnuolo dava fuoco alle polveri nella speranza di invertire decenni di sviluppo cittadino impostati su di una logica centripeta, in cui le periferie erano destinate a una lenta consunzione, mentre il centro città era oggetto di grandi attenzioni sia estetiche che funzionali. La città di Napoli del XXI secolo, immaginata dal nostro amico Benedetto, doveva essere, invece, policentrica e semmai centrifuga con la creazione di varie piazze e l’incoraggiamento anche legislativo per favorire la delocalizzazione di strutture ricettive, ricreative e dei servizi. Ogni cittadino dovrebbe poter raggiungere gli uffici, i cinema e i luoghi di aggregazione in un tempo massimo di 15 minuti spostandosi a piedi! Un’ illuminazione. A Benedetto dobbiamo gratitudine oltre che affetto.

Le belle persone si dice che non muoiano mai. Questo detto mi è apparso varie volte autentico e mi ritorna in mente ogni volta che ricordo Alfredo Gravagnuolo, il padre di Benedetto, di Giuseppe, di Gigi e di Paolo. Alfredo fu un architetto di grande valore, un professore, anzi un maestro per tanti giovani studiosi. Egli per ben quattro decenni fu colonna luminosa della Facoltà di Architettura di Napoli a Palazzo Gravina. Sento ancora forte e chiaro il timbro poderoso della sua inconfondibile e calda voce.

Ricordo nitidamente quel giorno di aprile del 2000. Si avvicinava la domenica dell’elezione regionale in Campania. Io ero capolista dell’Edera nella coalizione di Antonio Bassolino. Alfredo Gravagnuolo venne al mio studio e mi disse “se Peppe fosse ancora fra noi sarebbe qui, da te, per aiutarti in questa campagna elettorale ed io sono quì”. Peppe per gli amici era Giuseppe, il primogenito, mentre Benedetto era il secondogenito . Mi ritornano tanti ricordi legati a Giuseppe, un professionista importante, professore di Disegno e di Rilievo a Palazzo Gravina, la Facoltà di Architettura della Federico II, amato dagli studenti e dagli amici. Bello e buono, mio incomparabile amico che ci lasciò troppo presto. Era legato come me al Partito Repubblicano, ai cui valori aveva già dato lustro suo padre Alfredo.
Poi ho avuto modo di apprezzare le qualità umane e intellettuali di Benedetto, anche egli professore autorevole della stessa facoltà di Storia dell’Architettura. Benedetto fu per due mandati Preside a palazzo Gravina.

Peppe si era interessato molto all’ambito dei Comuni lungo la direttrice di Napoli nord: fu anche Assessore all’urbanistica a Casoria. Mentre Benedetto ha molto riflettuto sulle prospettive della città di Napoli a Ovest, con il nodo Bagnoli e dell’ex Italsider e dei quartieri orientali di Napoli col Parco da creare tra Ponticelli e Barra. Fu Assessore all’urbanistica a Cava de’ Tirreni città di origine della famiglia Gravagnuolo.

Ma dove Benedetto ha offerto il contributo più prezioso è stato, di concerto con Ennio Cascetta, nella supervisione delle diverse stazioni della metropolitana di Napoli.

Il terzogenito Luigi è stato Sindaco di Cava de’ Tirreni. E da ultimo Paolo, docente di Storia dell’Arte e fervente mazziniano, iscritto come me all’Associazione Mazziniana Italiana. Paolo è oggi la “memoria storica” della famiglia, afferma, con signorile umiltà, di sentirsi una “pietra grezza”.

Quattro fantastici fratelli che hanno amato e amano Napoli, con il padre diventano i miei fantastici cinque amici di sempre.