Massimo Andolfi sui soldi per il rilancio: «Spendere, non sprecare».

Un lento ritorno alla normalità. L’emergenza sanitaria è ormai definitivamente alle spalle. E del tanto temuto ritorno del Covid non c’è traccia, come ha sottolineato il virologo Guido Silvestri. La situazione che si sta prefigurando è quella descritta da Giulio Tarro, lo scienziato che ha portato Burioni in Tribunale e che L’Iniziativa Repubblicana ha intervistato: il caldo sta indebolendo il virus. E non è affatto scontata una seconda ondata in autunno, più probabilmente a breve dovrebbe finire anche questo clima da dittatura sanitaria. 

Rimane una situazione economica complicata. Giorgio La Malfa ha recentemente osservato sul Commento Politico: «Un piano di rilancio dell’economia italiana va pensato organicamente partendo da una analisi approfondita della situazione del Paese, delle difficoltà attraversate negli ultimi anni, delle potenzialità del nostro sviluppo. Tutto questo non ha nulla a che fare con il finanziamento dei programmi di investimento che i vari dicasteri di spesa, Regioni e Comuni, hanno in serbo e che nel corso del tempo essi hanno cercato di far partire: ci sono presso le varie amministrazioni lunghi elenchi di richieste relative ad una miriade di esigenze – di solito consegnate al momento della formazione dei bilanci e spesso ripetute proforma – presentate nella prospettiva che la maglia delle restrizioni degli ultimi anni venga allargata grazie a politiche più espansive.

Sarebbe l’ultimo degli errori se il Recovery Fund dovesse servire a finanziare più largamente questi programmi, spesso vecchi e comunque scoordinati fra loro. Il Recovery Fund dovrà essere invece utilizzato per finanziare una serie di interventi ben studiati, coordinati e mirati alla soluzione di alcuni dei tradizionali problemi italiani, come la minore produttività, l’insufficienza di molte opere pubbliche e così via.

In altre parole, la programmazione degli interventi da finanziare con gli auspicati fondi europei è un esercizio da impostare ex novo, innanzitutto individuando una sede responsabile di cui va specificata la collocazione in seno al Governo. Va, inoltre, stabilito come questa sede si rapporterà con i vari ministeri e con le forze economiche e sociali e, materia ancora più importante, come si rapporterà con l’Europa da cui buona parte dei fondi verranno».

Ne parliamo con Massimo Andolfi, membro della direzione nazionale del PRI.

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