I 5 Stelle sono le ‘vespe’ della Terza Repubblica

È sempre vera la frase di Carmelo Bene, secondo cui i classici non hanno contemporanei, perché abitano l’eterno. Grandi autori come Omero, Zweig e Ariosto lanciano moniti attualissimi da epoche lontane, in maniera più profonda e puntuale di molti contemporanei. È il caso di Aristofane, commediografo greco vissuto tra il V e il IV secolo a.c., che tramite le sue opere schernisce i grandi vizi della Poleis.

L’Atene descritta dal commediografo è infestata dai mali della corruzione dei costumi, del giustizialismo, della demagogia. Nella sua opera Le Vespe, il protagonista, un vecchio ateniese sadico e infiacchito dall’età, è vittima della propaganda del Demagogo Cleone, che lo illude di essere il motore del processo democratico ateniene, quando in realtà è solo una pedina di un sistema diretto dai leader della parte popolare. Perché Filocleone, questo il nome del protagonista, oltre ad essere un sincero sostenitore delle illusioni che vengono propinate al popolo ateniese, è un fervente giustizialista. Suo il vanto di non aver mai assolto nessuno, tutti colpevoli, tutti criminali e quindi nemici del Demos. Il criminale è un cospiratore, il cospiratore è un criminale. Solo i vari Cleone sono gli onesti, gli amici del popolo, i veri amanti della patria. Gli altri sono i ricchi, i tiranni, l’élite. Contro chi “cospira con il favore delle tenebre”, l’unico rimedio sono gli onesti, i servi del popolo. Loro infatti non sono i padroni di Atene, sono i servi di Atene, uno vale uno, “li abbiamo scelti noi, ci pagano la giornata lavorativa”, “ci ridaranno i soldi”.

Non è forse familiare questa ideologia? Il vociare giustizialista e demagogico, cospirazionista e sadico, ha infatti molte assonanze con un celebre partito contemporaneo: il MoVimento 5 stelle. Le vespe, ovvero il coro dell’omonima commedia, sono inquietantemente simili al blog delle stelle. Dalla mania dell’uno vale uno alle strategie demagogiche, una retorica pauperistica ed assistenzialistica, che essa sia il RDC o una manciata di oboli poco importa. Analizzando i discorsi di Cleone e del coro, il lettore verrà colpito dal linguaggio emotivo ed irrazionale, mosso da una visione paranoica che vede ovunque nemici e manipolatori. Lo stesso Bdelicleone, figlio di Filocleone, ironizza sul fatto che ad Atene chiunque venga guardato con sospetto, vedendo in chiunque il complice dei ricchi, dei padroni, dei fiancheggiatori delle altre poleis. Gli attuali “poteri forti”, i “massoni”, i “Soros” e compagnia cantante, evergreen della comunicazione politica odierna.

Ma i coreuti hanno una ennesima somiglianza con l’attuale forza di “non-governo”: una concezione della giustizia degna del 1793. Come Filocleone, il giustizialista tipo viene mosso da slanci profondamente emotivi, irrazionali. Con una visione distorna di virtù e giustizia, un profondo slancio sadico, che ignora o schernisce le basi delle garanzie del cittadino. Attraverso processi assurdi, come quello al cane di Filocleone, o la totale identità tra imputato e condannato, tipica della comunicazione filopentastellata.

Il vespaio (antico e moderno) si impone grazie alla transizione della vecchia ed autorevole società ad una fase di crisi dovuta ad una crescita economica ingente, stroncata sul più bello da guerre o crisi. La notte della ragione genera mostri, la notte della democrazia insetti. Vespe, grilli, cicale.

Aggressivi, provocatori, forcaioli, i 5 stelle nella prima parte della loro storia hanno vissuto col “pungiglione” sguainato, ronzanti ed adulatori di un popolo trafitto dalle prime braci della crisi, di cui poi resterà solo il fumo, adatto alla loro cottura. Ma la fanpage del comico genovese mai avrebbe immaginato che i grandi paladini dell’onestà e della coerenza si sarebbero messi con il Pd, con un governo retto dall’ ‘ebetino’, riabilitato ex tunc per mascherare la faccia bianca del governo del Conte Zio bis. Lo stesso stupore del giudice popolare sadico di Aristofane, sconcertato alla notizia che al popolo va solo il 10% dei profitti pubblici ed il restante 90% a quelli che starnazzavano nell’agorà: «Mai tradirò le masse ateniesi, combatterò per il popolo, sempre».

Gli infiammati giacobini, tramite le esperienze di governano, sottolineano la loro mancanza di astuzia e lungimiranza, oltre che di competenza, rispetto agli stessi demagoghi che si imposero per anni sulla scena ateniese. Ora delle vespe minacciose e pungenti, non resta nulla, si potrebbe parlare forse di grilli, non a caso, che cullano la notte della terza repubblica con un frinire indifferente, mentre si affacciano nuovi bipolarismi, nuovi grandi scontri di idee. Di fronte all’inverno della democrazia, servirebbe agli elettori digitalrobespierriani l’arrivo di un moderno Bdelicleone che possa redimere i tanti Filocleoni d’Italia dalla mania giustizialista e “manettara”, senza però i danni etilici del finale della commedia greca.