La politica estera dell’Unione Europea. La missione navale Irini e la nostra partita geopolitica in Libia

Le discussioni su: Europa sì – Europa no, altrimenti detto tra chi vuole restare e chi vorrebbe uscire dall’UE, appaiono da sempre molto fuorvianti. Perché il tema, quando si parla di costruzione di un percorso europeo, è altro. È necessario ricordare che il nostro continente è stato protagonista di lunghe e sanguinose guerre tra Stati, dove la posta in palio era l’egemonia continentale.
E allora, chiariamo un punto. La costruzione di un’Europa unita è, in primo luogo, necessaria al fine di assicurare che le questioni che possono sorgere tra Stati, trovino un modo di risoluzione politica senza conseguenze belliche.
E allora, se si tratta di un edificio in costruzione, vediamo di quali o quanti piani esso si compone. Prendiamo, ad esempio, la politica estera dell’UE. La politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell’Unione europea è stata istituita nel 1993 dal trattato sull’Unione europea (TUE) al fine di preservare la pace, rafforzare la sicurezza internazionale, promuovere la cooperazione internazionale e sviluppare e consolidare la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. In questa situazione, s’inserisce, ad esempio la Missione Navale denominata Irini.

La missione ha un comando italiano, e punta a garantire l’embargo di armi sulla Libia, per cercare di riportare un clima di maggiore serenità nel paese africano. In Libia, infatti, attori c.d. esterni appoggiano anche e soprattutto con l’invio di armi, le due opposte fazioni in guerra. Il tutto aggravato dall’emergenza da Covid-19 che, purtroppo, sta
investendo tutto il paese. La missione ha anche altre finalità, unitamente a quella precedentemente specificata.
E cioè, il monitoraggio sull’export illecito di petrolio dalla Libia; il contributo al rafforzamento e all’addestramento della Guardia costiera libica (unità create dal governo di Tripoli con l’assistenza di paesi europei come l’Italia); il contributo alla distruzione del modello di business dei trafficanti di esseri umani attraverso “la ricerca d’informazioni e il
pattugliamento con aeroplani” (fonte Le Formiche). Un’ultima annotazione riguarda il comando che si trova a Roma, nel quartiere di Centocelle, ed è affidato al contrammiraglio Fabio Agostini, che lo scorso 21 febbraio aveva ereditato la guida di Sophia dall’ammiraglio Enrico Credendino. Insomma in politica estera l’UE batte i suoi colpi, e l’Italia è chiamata a gestire responsabilità di primo livello. Anche questo è un buon segnale.
Abbiamo intervistato Francesco Gallo, firma di Geopolitica.info.

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