La musica deve ripartire

Ed eccoci finalmente alla Fase 2. Stando alle ultimissime disposizioni dal 15 giugno si potrà assistere a eventi seguendo le linee di un metro di distanziamento e con l’uso della mascherina. Per un concerto all’aperto il numero massimo degli spettatori non deve superare il migliaio. Nei posti al chiuso il numero massimo è di duecento. Riaprono, con le dovute accortezze, per ora quei negozi che sono riusciti a sopravvivere e che possono permettersi le spese per la continua igienizzazione dei locali. Speriamo che presto i collezionisti di perle preziose possano rivedere i magici scaffali gestiti da sapienti custodi della memoria.
Ma vediamo cosa bolle in pentola di concreto.
Ci aiuta Giordano Sangiorgi del MEI (Meeting Etichette Indipendenti).
Con lui cerchiamo di capire meglio cosa c’è scritto nelle 464 pagine del nuovo DPCM!
«Innanzitutto – esordisce Sangiorgi – dobbiamo dire, che dopo un lungo lavoro, molte nostre proposte sono state accolte».
Proviamo a riepilogare gli interventi ad oggi. Cassa integrazione con allargamento anche agli intermittenti, 600 Euro Inps con ampliamento e altri interventi come il Fis, Voucher invece dei rimborsi per le prevendite dei concerti big per 18 mesi, Supporto a autori e artisti interpreti ed esecutori, salvaguardia degli Agenti Siae, 130 milioni di fondi extra ancora da decidere come usare, poi due Bandi ExtraFus uno da 20 milioni per festival e produttori con abbassamento date per fare partecipare finalmente anche i festival musicali attuali e un altro da 13 milioni per gli artisti sotto i 20 mila euro con meno date di attività anche qui rispondendo a richieste del settore dei più piccoli.
Da SIAE e NUOVO IMAIE impegni forti: 110 milioni di euro dal primo e almeno 1000 euro a ogni artista che ha perso lavoro. «Attendiamo di avere presto notizie certe e a brevissimo gli interventi, oltre all’utile pacco alimentare di primissimo aiuto per alcuni in grave difficoltà. Prestiti a costo zero fino a 25 mila euro. Prime norme che permettono live d’ascolto e seduti. Impegni per una piattaforma on Line e per partire subito coi piccoli eventi. L’importante risoluzione unitaria alla Camera per il settore ha chiesto esplicitamente di sostenere il motore dell’economia della musica fatto da produttori ed editori, promoter e festival, club e disco e inoltre la musica popolare come elemento della tradizione migliore del nostro paese. Mi sembra tutto: se manca qualcosa aggiungete. Si potrà contare su un bonus a fondo perduto anche per le piccole imprese. E altro ancora speriamo. Molte nostre richieste a tutela dei più piccoli e dei più deboli del settore sono state inserite e ne siamo soddisfatti», afferma Sangiorgi. Perché comunque serve di più. Almeno 400 milioni per salvare il settore con le 10 mila piccole imprese con 60 mila addetti del settore che realizzano il Made in Italy musicale. «Abbiamo realizzato come Stati Generali della Musica Indipendente ed Emergente un decalogo indispensabile con una premessa: fare finalmente una Legge sulla Musica e sullo Spettacolo che riconosca lo status giuridico di questo lavoro e dia ad esso sostegno e tutele come tutti gli altri settori: una proposta civile fatta da noi e un arco di sigle enorme, escluse alcune frange che credono solo al libero mercato selvaggio, che abbiamo visto dove ci porta, che ad oggi deve realizzarsi come nei paesi civili e avanzati». È vero che questa difficilissima condizione imposta dal lockdown ha dato un colpo durissimo a tutta una filiera legata al settore musicale. A pagare il prezzo più alto sono tutte quelle piccole e indipendenti realtà che già da anni hanno compiuto scelte importanti puntando sulla qualità e non sui numeri facili. Su progetti spesso non convenzionali ma di estremo valore civile e culturale. Etichette, cantautori, musicisti, autori, tecnici, promoter, uffici stampa. Il MEI ha tentato, in qualche modo, di non spegnere la voce alla creatività. Ha creato situazioni di live in streaming, ha provato a fare in modo che gli artisti potessero continuare a avere un legame con il loro pubblico con iniziative varie. Lezioni on line, seminari. E anche incisioni. Un po’ sulla scia di quel che gli artisti di tutto il mondo hanno fatto con il Together At Home. Famosa la realizzazione dei Rolling Stones di You Can’t Always Get What You Want.

Proprio il 14 maggio la Federazione dell’Industria Musicale Italiana è stata sentita nell’ambito della Legge di Delegazione Europea che recepisce la direttiva 2019/290/CE.
Nell’audizione il CEO di FIMI , Enzo Mazza, ha ribadito “l’urgenza del recepimento ed evidenziato come durante il lockdown l’aumento dell’utilizzo di piattaforme di video streaming musicali abbia di fatto incrementato il value gap, ovvero la discriminazione remunerativa tra diritti riconosciuti e volumi di stream realizzati. In particolare, a fronte di un market share del 22% a livello stream di una piattaforma come Spotify, YouTube raggiunge una quota del 51% ma se si guarda alle quote di mercato per ricavi generati per gli aventi diritto Spotify genera il 44,5 % mentre da YouTube arriva solo il 6,5% di ricavi. La FIMI ha evidenziato come l’industria discografica sia tra le industrie in prima fila nell’innovazione tecnologica. La nuova normativa europea ha affrontato e risolto questi aspetti ma richiede un’urgente implementazione negli ordinamenti nazionali».
Insomma, se FASE 2 deve essere, la musica deve riprendersi la scena!