La causa e le conseguenze

La crisi del governo Lega-Cinquestelle dell’Agosto scorso, come pure le fibrillazioni dell’attuale governo Conte-bis o Conte 2, sono la conseguenza del risultato elettorale del 4 Marzo 2018. Tutte la ragioni della crisi partono da lì. Tutte le motivazioni economiche, istituzionali (governo-regioni), politiche, sociali, parlamentari, che oggi vengono espresse per argomentare la precarietà della maggioranza Pd-Cinquestelle, sono soltanto una diretta o indiretta conseguenza dell’esito elettorale delle ultime consultazioni nazionali. Sono una conseguenza, dunque, non la causa della precarietà e della crisi che ci portiamo avanti da oltre due anni. La causa è un’altra. Mi spiego meglio: gli elettori – con il voto del 4 Marzo 2018 – hanno inviato un messaggio al Palazzo e chiesto di voltare pagina, di dare una svolta al Paese e alle vecchie logiche partitocratiche, verticistiche, illiberali. Inoltre, con il cosiddetto “Rosatellum 2”, la legge elettorale con cui siamo andati alle urne due anni fa, il risultato era già ampiamente previsto: nessuno avrebbe avuto i voti e i seggi necessari per governare. Era già nella legge elettorale la premessa per una crisi perenne, che soltanto il Palazzo avrebbe potuto risolvere. Ovviamente sulla testa dei cittadini. Da quel giorno di oltre due anni fa, insomma, tutte le soluzioni trovate non hanno corrisposto all’esito dello scrutinio elettorale. Sono state tutte forzature, manipolazioni di Palazzo, accordi che nulla avevano a che fare con gli schieramenti e i presupposti politici con cui si era andati a votare. A mio parere, in altre parole, la politica ha necessità di donne e uomini di uno spessore diverso, sia nell’agire che nel pensare. Meritiamo, come cittadini, una classe dirigente di qualità, di persone preparate, politicamente preparate. Non tecnici. Non dilettanti allo sbaraglio. Non improvvisati. Non è possibile che emergano personaggi senza esperienza politica e senza cultura. Soprattutto, senza cultura politica. Magari, saranno pure brave persone, ma non valgono un granché come politici. Forse, valgono di più come esponenti del Potere egemone. Questi pentaleghisti stellati e la super-destra oppure democratici-grillini in salsa renziana, da anni sono presenti in tivù dalla mattina alla sera, sono su tutti i giornali e quotidiani, sono intervistati ogni volta in prima pagina o in prima serata, senza contraddittorio, affinché possano recitare il loro monologo. Del resto, sono stati scelti dal Potere egemone a rappresentare… “gli interessi del popolo”. Ma non si capisce che ci stanno ingannando? È talmente chiaro. Lampante. La mediocrità non sarebbe mai emersa in modo così sfacciato se tali star televisive non fossero espressione di interessi superiori da far cadere sulla testa dei cittadini, a discapito di chi crede nelle loro recite e applaude. Fino al 1922, la destra – in Italia – è stata soprattutto la destra liberale, erede della destra storica di Cavour, cioè la destra risorgimentale. Poi, il Movimento fascista, che veniva da sinistra, nel senso che era composto da una base di sinistra (Farinacci era un ferroviere, ad esempio), da uomini ed esponenti di sinistra, con un iniziale programma fortemente sociale e “di sinistra”, si spostò a destra, alleandosi con la coalizione giolittiana di centrodestra (elezioni del 15 maggio 1921). Lo stesso Mussolini, per capirci, era socialista. Addirittura, un socialista massimalista. Insomma, che la base del Movimento fascista fosse formata da operai, agrari, proletari, contadini e da altre varie classi sociali non ne fa, in quel momento, una forza comunista, socialista e di sinistra, ma indossa la camicia nera per collocarsi a destra e segnando la fine della destra liberale di Cavour, Quintino Sella, Spaventa, ecc. E così la destra, che in Italia era rappresentata dai liberali, viene occupata dai cosiddetti “Fasci”. Infatti, il Fascismo – per me – fu un “welfare senza libertà”, cioè un’ideologia di sinistra spostatasi a destra per soppiantare la destra liberale e per piegare politicamente la filosofia della libertà sotto i colpi della dittatura e della tirannia. Spero di aver fatto definitivamente chiarezza. Ecco, il Movimento Cinque Stelle è proprio questo: un progetto politico per un “welfare senza libertà “. A tal proposito, temi tipicamente politici portati avanti dalla sinistra e dai pentastellati: Ius soli, biotestamento, unioni civili, sono tutte battaglie condotte che, con l’attuale destra sovranista e nazionalista, c’entrano poco e nulla… Infatti, i grillini hanno accantonato queste battaglie per spostarsi su posizioni da destra sociale. Ma hanno ragione i grillini: non ha senso parlare anche di destra e sinistra. Almeno nell’attuale assetto e situazione politica. Esiste una destra liberale, europeista, federalista europea? I pentastellati sono nati nel 2009 come risposta del sistema all’insoddisfazione dilagante aprendo così, fin da quel momento di oltre dieci anni fa, una “stagione nuova” rispetto al quindicennio precedente. In altre parole, che il M5S fosse il socio di maggioranza della partitocrazia italiana era già evidente nel 2013, cioè da quando il Movimento è diventato, fin dalle elezioni politiche di quell’anno, il primo partito del nostro Paese. Anche se ha svolto, all’epoca, un ruolo di opposizione al governo. Ma il sistema del Potere illiberale è garantito sia dalle forze che sostengono l’Esecutivo, sia dalle forze d’opposizione che agiscono dentro il recinto del Palazzo e del Potere antidemocratico.