Fusignani: «I circoli vanno aperti il prima possibile»

In vista delle riaperture annunciate dalla Regione Emilia-Romagna per il 18 maggio il vicesindaco Eugenio Fusignani richiama l’attenzione sui circoli ricreativi. «Sono in contatto con la Regione – dichiara Fusignani – e in particolare con l’assessore Andrea Corsini, che mi ha ascoltato con grande attenzione. Sono naturalmente favorevole alla ripresa delle diverse attività, che la nostra Regione sta responsabilmente pianificando nel rispetto delle fondamentali regole sanitarie, e in questo contesto mi preme porre l’accento sui circoli ricreativi, che specialmente nel nostro forese rappresentano un servizio molto importante per la cittadinanza, anche per la storia che hanno alle spalle. In molti paesi i circoli ricreativi costituiscono dei veri e propri punti di riferimento per i cittadini, spesso gli unici. Invito quindi gli organismi preposti a valutarne l’apertura il più presto possibile, preferibilmente a partire dal 18 di maggio ed eventualmente non troppo oltre questa data. Naturalmente anche in questo caso si dovrà procedere rispettando tutte le misure di sicurezza possibili».

«In Romagna e in particolare a Ravenna hanno una storia radicata nel tempo, che parte da un pensiero progressista delle classi meno abbienti. Tutto nasce tra la fine dell’ Ottocento e gli inizi del Novecento con la strutturazione dei partiti e in particolare di quella che allora era l’ estrema sinistra: socialisti, repubblicani e anarchici. Così nasce l’ idea di luoghi di confronto politico e culturale». Ha detto Fusignani ad Alessandro Cicognani del Corriere di Romagna. Oggi questi luoghi invece cosa rappresentano? «L’ aspetto politico è andato via via scemando nel tempo, e i circoli sono diventati soprattutto luoghi di socializzazione, dove si consuma la vera vita di paese, fatta di confronti, eventi, balli e soprattutto il gioco delle carte e del mah jong». È per questo, dunque, che nelle città questi luoghi hanno una rilevanza così differente rispetto ai paesi? «Vede, nel momento in cui queste realtà sono diventate prevalentemente luoghi di aggregazione, in città hanno perso la loro rilevanza, perché nelle città vi sono molto più luoghi e possibilità di incontro. La stessa cosa non avviene nel forese. In città dunque mantengono soprattutto l’ importanza e il valore storico, nei paesi si aggiunge l’ importanza sociale». Questo, in qualche modo, va a braccetto con il progressivo svuotamento dei paesi. Non crede? «Sicuramente è così. Le faccio l’ esempio di Castiglione, dove vivo, e dove oltre al circolo Arci e il circolo Endas non ci sono altri luoghi di incontro».