Parri

Nell’immediato dopoguerra Parri polemizzò con Croce sul fascismo. L’abruzzesse lo aveva derubricato ad un episodio contingente, un incidente della storia d’Italia. Parri avrebbe dovuto rispondergli che doveva avere una scarsa considerazione di se stesso avendo donato l’oro a Mussolini per gasare gli eritrei. Ma essendo oltre che un valoroso, un intellettuale ed un gentiluomo, scrisse semplicemente che un fenomeno capace di spingersi per oltre vent’anni nella storia d’Italia, doveva pescare radici profonde. Parri aveva infatti una diversa lettura di Croce, questo monarchico, era convinto che il Risorgimento ne avesse coronato le ambizioni, Parri mazziniano, riteneva che trovato un compromesso con la Chiesa fosse stato premiato il partito piemontese e colonizzato il mezzogiorno con un esercito d’occupazione. L’autoritarismo, il trasformismo erano alla base del disprezzo per la democrazia e le sue istituzioni del fascismo, qualcosa che si sarebbe facilmente riprodotta nel tessuto nazionale, soprattutto se convinti di non correre più nessun pericolo. Quanta ragione aveva Parri e quale perdita fu la sua uscita dal partito. Un’Italia ridotta a questo governo è degna erede dell’Italia piegata a Mussolini. Anche se va detto che Mussolini nel corso dei primi 15 anni, con il crimine, perseguì l’elaborazione di un progetto politico, quello che manca interamente all’attuale governo.