In pietra mutata ogni voce. Letteratura e Massoneria

Non c’è niente da fare. A parlare di Massoneria tutti ti guardano male. L’ispiratrice e il cuore di tutti i complottismi, da sempre, a partire dal primo di tutti, I protocolli dei Savi di Sion, la (falsa) prova del complotto giudaico-massonico. Il luogo di ritrovo di tutte le nefandezze, ormai entrata persino nel gergo di un certo giornalismo urlato e di superficie per dire semplicemente: malaffare.

Eppure. Eppure la Massoneria è il cuore della cultura europea, il motore dell’Occidente. La chiesa del libero pensiero dove, almeno dal 1717, si cominciò a raccogliere quello che nei secoli era chiamata philosophia perennis, cioè l’idea che ci fosse una tradizione razionale universale da ‘ricercare’. La Massoneria non ha cioè una verità assoluta, rivelata, come una religione. La Massoneria, come la Filosofia, è il luogo dove si piange per un ‘segreto’, la Parola Perduta, lo stesso segreto che bisogna conquistare brano a brano, morso a morso. Un lavoro che riguarda tutti gli uomini, tutti fratelli, nella autentica ricerca del vero. Le religioni non sono custodi assolute del sacro. Le religioni sono espressioni, storiche, geografiche, dell’unica Verità che appartiene a tutti. Così la Loggia diviene il luogo deputato della ricerca iniziatica ma anche della Tolleranza, proprio quella del Massone Voltaire, che non pregava il Dio di un credo, ma il Dio di tutti gli uomini.

«Fa’ in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera; che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo»

Nessuno può negare il ruolo nell’Illuminismo, la luce razionale che muove il mondo. La ricerca scientifica contro l’oscurantismo, la luce contro la barbarie. Nessuno può ignorare che fu massone Lessing, l’autore di Ernst e Falk. Dialoghi per massoni: il valore dell’uomo non è nella verità che ritiene di possedere ma nello sforzo incessante per raggiungerla. In Nathan il saggio denuncia l’intolleranza religiosa. Il protagonista viene messo alla prova dal sultano Saladino che gli chiede quale sia la vera religione, il saggio mercante espone allora la parabola dei tre anelli identici a simboleggiare le tre grandi religioni monoteistiche, copie del vero anello andato smarrito.

«Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il solo tendere alla verità con la condizione di errare eternamente smarrito e mi dicesse: Scegli, io mi precipiterei con umiltà alla sua sinistra e direi: Padre, ho scelto; la pura verità è soltanto per te»

Nessuno può negare il coinvolgimento della cultura europea, da Goethe (che alla Massoneria dedicherà Il Serpente verde) a Mozart, dalla filosofia di Karl Reinhold, a Fichte (l’autore di Filosofia della Massoneria), Schelling, Hegel. La Massoneria non ha una sua verità, scriverà quest’ultimo nella prefazione alla sua Storia della Filosofia. È piuttosto una ‘rappresentazione’ di un percorso veritativo. E cosa è il mito? Un archetipo concettuale. Che determina lo sviluppo della storia. La Tradizione non sta agli inizi del mondo, la Tradizione semmai è alla fine del corso della storia. Tutti i fatti storici si precisano meglio, si mettono meglio a fuoco. La Verità non la si possiede. Alla Verità si tende.

E nessuno può negare il ruolo della Massoneria nella genesi della Modernità, laboratorio democratico, laico, palestra civile. I suoi valori diventano la bandiera della Rivoluzione Francese. Un peso ancora maggiore lo ebbe nella Rivoluzione americana: fu massone George Washington, e con lui altri 16 presidenti degli Stati Uniti: vediamo monumenti pubblici in grembiulino nella capitale e in molte altre città. In Italia fu protagonista del Risorgimento, Giuseppe Garibaldi fu il primo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e transitarono tra le colonne dei templi Agostino De Pretis e altri cinque presidenti del consiglio, la crema del mondo culturale, da Giovanni Pascoli a Giosuè Carducci, al premio Nobel Salvatore Quasimodo. E ci sono, va da sè, mazziniani (controversa l’appartenenza di Giuseppe Mazzini): già la Repubblica Romana aveva avuto Aurelio Saffi e Carlo Armellini, poi, tra i tanti altri, Giovanni Bovio, Arcangelo Ghisleri, il fondatore del PRI con Giuseppe Gaudenzi, Ernesto Nathan, Giovanni Conti, Randolfo Pacciardi e i Gran Maestri Armando Corona e Gustavo Raffi.

Il Fascismo le rimproverò il suo carattere democratico, la sciolse, la sede nazionale, Palazzo Giustiniani (l’attuale sede della presidenza del Senato) fu sequestrata, le logge furono devastate dalle squadracce, il Gran Maestro arrestato e spedito al confino. In Parlamento intervenne in favore della Massoneria il solo Antonio Gramsci in quello che sarà il suo unico discorso parlamentare:  «La massoneria è stata l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo». Tra i 75 membri dell’Assemblea Costituente ci furono anche 5 massoni a partire dal presidente Meuccio Reini.

La Massoneria si è trovata, soprattutto in Italia, a dover fronteggiare gli eredi degli assolutismi di ieri che ha sempre combattuto: cattolici, comunisti, fascisti. Forse basta solo questa osservazione, in un paese cattolico dove le due grandi ideologie del novecento hanno ancora molta presa, a spiegare l’antipatia dei main-stream culturale del Paese. Marco Rocchi (docente all’Università di Urbino) è l’ultimo autore che alla Massoneria dedica uno studio, recentemente pubblicato da Tipheret – Gruppo Editoriale Bonanno, che prova ancora una volta a fare luce, chiarezza, tra l’immondizia del web e il fango dei nemici a prescindere. Si intitola In pietra mutata ogni voce. Letteratura italiana e Massoneria. Lo abbiamo intervistato.

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