Bob Dylan. Il terzo singolo in un mese

Mister Zimmerman a ottant’anni colpisce duro. Con la forza di un profeta. Malgrado il titolo, False Prophet, Bob Dylan si conferma il profeta della fine della modernità. Questo terzo singolo, dopo l’elegiaco Morder Most Foul e il seguente I Contain Moltitudes, è un classico blues. Al contrario dei precedenti, questo brano è musicalmente quadrato, con una ritmica in 4/4 ben scandita dalla batteria, dal basso e dalla chitarra elettrica. Nulla dell’evanescenza di Morder Most Foul  e neanche dell’atmosfera rarefatta del secondo titolo.  False Prophet è bello tosto anche nella musica. Non solo nel testo. È un pezzo esplicito. Volutamente diretto. Rispetta i canoni del blues classico.  È un ritorno alle origini. Alla tradizione dei cantori degli Stati del sud. La musica del Mississipi, del Missouri, del Tenessee. T For Texas and T For Tenessee cantava Jimmie Rodgers. E proprio a lui si ispira il titolo di quel che si annuncia il nuovo disco di Sua Bobbità. Dopo quasi dieci anni da Tempest, Rough and Rowdy Ways conterrà dieci canzoni inedite. È un lavoro scritto di getto. In un mese. Scritto e realizzato. E come dicevamo, il richiamo del titolo e direttamente collegabile all’album di Rodgers. È da almeno venticinque anni che il menestrello di Duluth ha voglia di recuperare la sua storia. Di ripercorrere la strada di quei cantori che come Jimmie Rodgers, Hank Williams e Woody Guthrie raccontavano la Grande Depressione del ’29, dei loosers, dei treni merci e della polvere del carbone.  Dust Can’t Kill Me singhiozzava Guthrie. Erano incisioni a settantotto giri. Erano canti che si tramandavano di città in città, di generazione in generazione come leggende omeriche. Dylan si veste come loro, si mette il cappello da cow-boy, il cravattino di cuoio e ritorna a imbracciare la chitarra. Su quella di Woody c’era la scritta “This Machine Kills Fascists”. Poi Guthrie si innamorò di un’immigrata ebrea e si inserii nella comunità ebraica scoprendo un altro mondo. E lì si incrocia con Zimmerman, ebreo da genitori fuggiti dalla Germania nazista. L’Antico Testamento sarà la cifra dell’opera di Dylan. La ricerca continua dell’assoluto è la dominante che soggiace sempre presente in tutto il suo discorso. A volte è in primo piano, altre in sottofondo.

False Prophets fa il verso a Tom Joad. Canzone di Guthrie ispirata a Furore di Steinbeck. Gioca con Jesse James, Oregon Trail, Dust Bowl Blues. Ma tira in ballo anche Waiting For A Train, The Breakman Blues di Jimmie. Ovviamente il richiamo ai suoi primi album salta subito all’orecchio. Il testo si rivolge a due donne, Mary Lou e Miss Pearl. Un po’ come Queen Jane e Sweet Marie. Anche questa volta gioca con le rime, è citazionista come sempre. Versi che combaciano contenendo interi concetti. Dentro c’è Martin Lutero, come in Murder Most Foul c’era Kennedy. C’è Roy Orbison (che incontrò con i Wilburs) e c’è tutta l’amarezza della fine del Rock ‘n Roll Dream. La fine della Gioventù. La fine della modernità, appunto.

«Another day that don’t end/Another ship goin’on/Another day of anger, bitterness and doubt/I Know how it happened/I saw it begin/I opened my heart to the world and the world came in…».

«Un altro giorno che non finisce/un’altra nave sta salpando/Un altro giorno di rabbia, amarezza e dubbio/So come è successo/L’ho visto iniziare/Ho aperto il mio cuore al mondo e il mondo è entrato…».

E quindi: «Hello Mary Lou/Hello Miss Pearl/My fleet-footed guides from the under world/No stars in the sky shine brighter than you/You girls mean business and I do too…»

«Ciao Mary Lou/ Ciao Miss Pearl/Le mie guide dai piedi della flotta dagli inferi/nessuna stella nel cialo brilla più di te/Voi ragazze intendete fare affari e anche io…», scandisce beffardo.

E chiosa: «…sono nemico del tradimento/Nemico del conflitto/Nemico della vita sprecata/Non sono un falso profeta/Vado dove le persone solitarie vanno/Puoi seppellire il resto/Mettili tre metri sottoterra… e prega per le loro anime…».

È anche questo un canto di morte. Scritto con la stessa urgenza delle due canzoni pubblicate in coincidenza con lo scoppio della pandemia. Non è un caso. Il caso non esiste. C’è la morte come unica certezza. Mai certezza come adesso. La festa è finita. Altro che falso profeta! Dannato di un Zimmerman! Hai colto lo spirito dei tempi anche ‘stavolta. Sì, ci fai un blues. Ma dici le stesse cose da un mese. È l’Armageddon. Ce l’hai detto in tutti i modi. Hai iniziato esattamente così. Abbiamo ricordato Hard Rain ‘Gonna Fall  proprio la volta scorsa. È la tua missione. Una cattiva pioggia sarebbe caduta, profetizzavi sessant’anni fa. Sei ritornato per dirci che quella pioggia sta cadendo proprio adesso. È questa. La stiamo vivendo. Avevi ragione ai tempi di The FreeWheelin’. E adesso pure. Ti ha mandato Lui. Questa è la verità. Dannato profeta.

Il  19 giugno, se Dio vorrà, compreremo il tuo ultimo album.