La responsabilità quale collante di una comunità

Generalmente a casa vengo considerato come quello “di rigore”, nel rapporto tra me e la mia compagna io rappresento la parte economica e lei quella sociale, in pratica io cerco di dettare delle regole e dei paletti entro i quali stare e mia moglie sistematicamente tenta di portarci a sforarli; lo stesso vale in azienda, presso la quale sono l’amministratore e per questi stessi motivi sono considerato il “malamente”, colui che pone dei fermi allo sperpero e alle spese inutili, ma per ovvi motivi, per il fatto stesso che facciamo impresa, io sono lo stesso che poi però apre le maglie e fa decorrere liquidi quando c’è da investire e innovare in proiezione di investimenti, ma non senza programmarne il rientro.
Tra queste due realtà però vi è una sostanziale differenza ed è questa: a casa, stante comunque l’economia familiare, io so che qualsiasi cosa io faccia, quelli che eventualmente ne subiranno le conseguenze o ne godranno gli agi saranno comunque i miei familiari; in azienda invece, in particolare perché è essa una S.R.L., è già diverso, e la responsabilità di un amministratore ha un impatto, chiaramente nei limiti, anche sociale; vale a dire che non sei soltanto una attività in proprio e le tue azioni possono creare delle distorsioni anche a tutti coloro hanno a che fare con l’azienda; è il motivo per il quale di fatti, non poche volte, gli amministratori di società vengono perseguiti perfino per bancarotta fraudolenta o appropriazione indebita.
Ho utilizzato questo paragone per sottolineare la differenza che passa tra le limitate responsabilità dell’agire in proprio e quelle di agire invece anche o in larga misura per conto della comunità; per quanto riguarda amministrare la cosa pubblica è lo stesso, ed è lo stesso anche essere il titolare del maggior rapporto di forza tra nazioni di una comunità; di conseguenza l’agire amministrativo di un paese ha lo stesso peso rapportato di quello del primo paese di una comunità; alla fine Saverio Collura (responsabile economico del PRI) ha perfettamente ragione, come ha ragione il dottor La Malfa a far pesare la responsabilità economica della Germania sia nei riguardi di se stessa, in quanto paese, ma ancor di più in quanto leader della comunità Europea; la Corte Costituzionale tedesca, pur sapendo probabilmente di creare un disagio politico fa però almeno in parte il suo mestiere e non si esime dal chiedersi quanto siano lecite e giuste determinate cose per il suo paese, per il paese del quale ha competenza; è chiaro che ciò crea un assist a quella parte di finanza tedesca e di politica sovranista che tendono non per il rigore ma per la chiusura, causa paura da un lato e ragionamento soltanto finanziario dall’altro; sta quindi poi alla politica ed all’industria, i due capisaldi di una nazione occidentale moderna, a fare in modo che sia considerata la responsabilità quale necessaria a se stessi ed alla comunità.
Alla fine la Germania, il paese come la sua industria, hanno necessità di mantenere sostenibile il mercato europeo, di mantenere in buona salute anche gli altri paesi della comunità, poiché sono essi stessi la Germania e la Germania è essa stessa il resto d’Europa, vende e compera da noi e dagli altri paesi europei come noi facciamo con loro, siamo un sistema.
Volendo trasporre questo discorso alla collocazione tra le culture politiche, bene, questa è la stessa differenza che passa tra un liberale o un repubblicano (con ciò non voglio dire che siano la stessa cosa, assolutamente, ma se generalizziamo un pochino lo possiamo fare) e un liberista; pur comprendendo il liberismo, la necessità che in determinati posti e momenti della storia e dei paesi ve ne sia bisogno di “in più”, come anche quando questo è troppo e va contenuto, un liberale ed un repubblicano non saranno mai soltanto oppure “dei liberisti”, poiché hanno comprensione di questo livello della responsabilità.