Tutti impegnati a cercare il colpevole. Intanto le imprese muoiono

Il Decreto Liquidità sta lasciando a secco le imprese, alla fine di aprile non più di 20.000 aziende aveva richiesto i prestiti garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia, mentre più di 1,3 milioni hanno optato per le moratorie sui mutui, in alto mare sono le pratiche che dovrebbero beneficiare della garanzia Sace.
Non poteva non celebrarsi il processo mediatico per trovare il colpevole dell’incaglio delle risorse, al primo posto candidate al ruolo di imputate le banche, cuore pulsante del cattivo potere demoplutocratico che opprime il popolo, salvo il fatto che l’ABI si è attivata prima del Governo per le moratorie sui mutui alleviando le difficoltà finanziarie di molte imprese mentre, ad esempio, la maggioranza delle società immobiliari fa molta fatica a rinunciare alla proprie rendite, nonostante l’oggettiva condizione di difficoltà in cui versano le attività economiche. Per la scuola di pensiero del liberismo a tutti i costi, invece, è colpa dello “Stato“, nei casi più evoluti del Governo, che ha stanziato i fondi ma non ha creato le condizioni affinché le aziende ne potessero fruire.
Il problema è di natura più strategica, il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha contestato duramente la scelta del prestito, sarebbero stati necessari contributi a fondo perduto, seguito in questo ragionamento da un manipolo composto da alcuni fra i più autorevoli economisti italiani, qualcuno addirittura avvolto dal sacro fuoco della militanza è arrivato ad andare nei migliori salotti televisivi dichiarando: «I soldi sempre quelli sono! Perché il Governo non li ha versati direttamente sui conti correnti delle aziende invece di passare dalle banche, che inevitabilmente sono obbligate a svolgere l’istruttoria».
Un po’ di chiarezza: le banche in effetti devono svolgere un’istruttoria, ma il decreto prevede delle procedure semplificate, inoltre è curioso che la vis polemica faccia dimenticare l’effetto leva, se il Governo accredita 200 milioni, cifra ipotetica, sui conti correnti di un certo numero di imprese queste riceveranno una determinata somma, al contrario il Governo ha scelto di metterli a disposizione sul Fondo centrale di Garanzia, consentendo al sistema bancario di erogare 2 miliardi grazie ai 200 milioni in garanzia, è vero c’è lo svantaggio della restituzione ma si decuplica la platea dei beneficiari.
Allora tutto bene? Purtroppo no, nella riflessione qui proposta sul decreto nell’articolo del 9 aprile mi ero permesso di sollevare dubbi sull’efficacia della scelta del prestito a garanzia pubblica per le piccole e , soprattutto, per le microimprese ed in effetti per questi settori del mondo economico il decreto è stato inutile, occorre senza dubbio un contributo a fondo perduto, il Governo sembra averlo compreso e si accinge a prevedere fra gli 8 ed i 10 miliardi, sarebbe necessario il doppio ma qualcosa si muove.
Le medie e le grandi imprese devono essere sostenute dagli ammortizzatori sociali, molte hanno dovuto anticipare le risorse per la cassa integrazione, e di significativi sgravi e benefici fiscali.
La Confindustria propone di usare la cifra che verrebbe destinata ai contributi a fondo perduto per neutralizzare l’IRAP, imposta particolarmente odiosa in quanto ha come base imponibile i ricavi, proponendo il ragionamento che il gettito atteso è pressoché equivalente alla cifra che verrebbe destinata ai contributi a fondo perduto.
La struttura produttiva del nostro Paese è complessa e fondata prevalentemente su piccola e microimpresa, un provvedimento indifferenziato che si limiti solo ad esimere dal pagamento dell’IRAP per quest’anno non risolverebbe molti dei problemi che gravano sugli operatori economici.
Il Governo dovrebbe invece intervenire, con urgenza, sulle procedure per l’accesso al credito che riguardano le garanzie per le medie imprese e la grande impresa, effettivamente le procedure sono farraginose ed il sistema non sta funzionando, ma non è solo una questione procedurale, i tempi di rimborso sono troppo brevi, occorrerebbe portarli almeno a nove anni più il preammortamento.
La strategia anticongiunturale deve prevedere un mix di politiche: la garanzia pubblica, i contributi a fondo perduto, gli sgravi fiscali ed il sostegno al reddito, siamo ormai alla vigilia dell’emanazione del Decreto Rilancio, ex aprile, ex maggio, ecc… nelle prossime ore avremo la possibilità di valutare verso quale strategia si orienta il Governo, intanto a Bruxelles i ministri delle Finanza si avviano a definire il funzionamento dei prestiti del famigerato MES. La priorità è che si agisca e lo si faccia presto.