Un decreto

Le critiche rivolte finora al ministro Guardasigilli sono parse per gran parte strumentali, in quanto la scarcerazione dei boss mafiosi è dipesa interamente dalle decisioni dei giudici di sorveglianza. Poiché appare per lo meno paradossale che le leggi di sicurezza proposte dal governo chiudono gli italiani in casa mentre i capi mafia escono di galera, è opportuno quindi presentare alle Camere un decreto per impugnare le decisioni dei giudici. Quello che non ci si poteva immaginare era un punto tanto basso delle relazioni fra questo esecutivo e la magistratura, come le esplicite divergenze sul dipartimento di amministrazione penitenziaria, hanno fatto emergere. A riguardo, l’opinione pubblica nel suo complesso non possiede elementi certi di valutazione. Quello che invece dovrebbe preoccupare sono i tempi di reazione del governo, il decreto non doveva essere annunciato per la fine dell’emergenza sanitaria, ma presentato alle Camere immediatamente. C’è un uso per lo meno curioso da parte del governo dell’emergenza sanitaria, per cui si pospongono continuamente necessità che richiedono di essere riapplicate il prima possibile. A queste appartiene l’istanza di tenere comunque i mafiosi in galera, infatti la loro condizione rientra davvero, costituzionalmente parlando, nello stato di legislazione di emergenza, che li dovrebbe mantenere separati dagli atti della giustizia ordinaria. Per cui il ministro competente dovrebbe rompere ogni esitazione, altrimenti avrebbe facilmente ragione chi ne ha già chiesto le dimissioni.