Il Pri di Rimini contro l’ipotesi Draghi

La segreteria politica della sezione PRI “Sant’Andrea – Borgo Mazzini Rimini” composta da G. G. Starnini (segretario), P. Cipriani, R. Mancini, P. Saccani e C. Masini (assente giustificato) si è convocata in via telematica in data 04 maggio 2020 e ha deliberato quanto scritto di seguito:


I repubblicani della sezione PRI “Sant’Andrea – Borgo Mazzini Rimini” ritengono doveroso segnalare alla Segreteria Nazionale che le considerazioni di fondo da essa espresse per perseguire il bene del Paese e con esso il ruolo del PRI non sono condivisibili.
A cominciare dalla nomination di Draghi il 28 marzo scorso su La Stampa quale “impersonificazione dello spirito della Repubblica Italiana”, intesa da qualche tempo da alcuni esponenti repubblicani e dallo stesso Segretario nazionale quale “patto sociale con regole condivise per il perseguimento dell’interesse nazionale”, e non come scritto nella Costituzione (l’unico patto votato dagli italiani, ma non condiviso da tutti e sempre condiviso dal PRI) quale “repubblica democratica fondata sul lavoro, la cui sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Infatti, la nomination di Draghi in quel momento, venuta successivamente fino ad oggi sempre più rafforzandosi nei pronunciamenti della maggioranza nazionale del PRI, è stata a nostro avviso inopportuna e inefficace per rafforzarne l’eventuale disponibilità dell’interessato (non c’è miglior sistema per “bruciare” una candidatura che renderla pubblica prima della sua ufficializzazione), e ancora una volta indicatrice di una posizione del PRI espressa di riflesso ad altre già esposte da altri partiti, come purtroppo da lungo tempo spesso accade alle varie Segreterie nazionali succedutesi dal 2001 ad oggi. Inoltre, riguardo al vincolo del PRI al Patto Costituzionale della nostra Repubblica, è ovvio che non si può sperare che diventi vincolo anche per tutti gli altri partiti e tutte le altre componenti della nostra società italiana, poiché sono sempre più numerosi gli eredi, se non ancora i protagonisti di allora, di quella parte d’italiani che votarono contro l’approvazione della Costituzione (in Parlamento 62 su 520 votanti, pari all’11,92%).
E su quest’ultimo aspetto, non possiamo neanche condividere quindi, il giudizio “tranchant” della maggioranza nazionale del PRI, che ai fini di una collocazione d’area del PRI e del conseguente ruolo da svolgere, esalta l’equidistanza dall’attuale centrodestra a traino Salvini-Meloni (eredi politico-culturali di quell’11,92% fortemente cresciuti di numero) e dal centrosinistra parlamentare di PD e LEU (eredi politico-culturali di parte di coloro che condivisero con noi il Patto Costituzionale ancora vigente).
Riguardo al ruolo del PRI, restiamo pronti a seguirlo con appassionata convinzione e non solo per testimonianza, se anziché continuare ad autoproclamarsi partito della ragione, si riproporrà come praticava Ugo La Malfa, quale coscienza critica della sinistra.
Non condividiamo neanche il modo cavilloso con cui il PRI nazionale intende violata la libertà costituzionale in questo drammatico frangente in cui versa il mondo intero. Possiamo comprenderlo dai giuristi e dalle alte cariche dello Stato, che spinti ad esprimersi dalle opposizioni sfasciste e postfasciste sulla costituzionalità dei DPCM, non possono che decretarne l’anticostituzionalità di diritto e i rischi potenziali per le libertà fondamentali. Ma di fatto, cioè per la politica, in particolare per chi vuole il bene dell’Italia, la storia è più semplice e netta. Basta leggere l’art. 16 della nostra Costituzione: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.” Se a questa lettura si accosta poi il fatto, che tutte le disposizioni sulle libertà fondamentali sono sempre state prese dopo serrati confronti coi governatori delle regioni in capo alle opposizioni e che nelle commissioni parlamentari i rappresentanti delle stesse opposizioni, per loro stessa ammissione, hanno dichiarato di essere stati coinvolti, non resta che concludere che in realtà, per tutti, maggioranza e opposizioni, almeno fino a Pasqua, l’unica priorità (che neanche allora il PRI nazionale ha condiviso) per il bene dell’Italia era non fare saltare il sistema sanitario nazionale per sovraccarico di ricoveri! E per noi, come per tutto l’arco parlamentare, era una priorità non negoziabile per il bene degli italiani. Altro che abolizione del XXV Aprile! Questi rischi potenziali sono divenuti incubi reali per i turchi e gli ungheresi, non per gli italiani! Poi, sappiamo anche noi, che al governo ci sono più incapaci e trafficoni che bravi politici, ma questo non può bastare per portare anche il PRI a dire “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Ancor più, perché é necessario che l’Italia riprenda la sua missione storica, di traino per gli altri Paesi, Germania, Paesi Baltici e Olanda comprese, per il rafforzamento politico dell’Unione Europea. Ed anche per questo non può il PRI minimizzare o addirittura avversare gli strumenti economici che ad oggi ha già messo a disposizione l’UE su impulso proprio dell’Italia per l’affronto di questa pandemia. Dovremmo ricordarci più spesso che se non c’è più un italiano alla guida della BCE, è proprio per il ruolo sfascista verso la stessa BCE e verso l’UE che ha esercitato l’Italia fino alla fine dell’estate scorsa con il governo grillo-leghista, nonostante le nostre imprese avessero nel mercato francese e tedesco le maggiori esportazioni. Altro che eliminazione della libertà d’impresa!
Infine, ma non ultimo, non possiamo che biasimare la sistematica e aprioristica condanna verso il PRI di Ravenna per essere accusato di avere sempre praticato alleanze di centrosinistra a scopo di sistemazioni personali, espressa da parte di numerosi dirigenti nazionali del PRI in più occasioni e in pubbliche sedi. La riteniamo una vergogna, in considerazione tanto più del fatto, che se ancora il PRI può vantare una continuità di presenza nelle istituzioni e sulla scheda elettorale con l’edera rispetto alla prima repubblica, unico in Italia, quel PRI è quello di Ravenna. La riteniamo una vergogna, perché chi pratica questa sistematica e aprioristica condanna, forse non se ne rende conto, ma se riuscirà a sfasciare anche ciò che resta del PRI a Ravenna, ci porterà dritti all’estinzione e alla definitiva rottura con il nostro glorioso passato. La riteniamo una vergogna perché l’alternativa perseguita dalla maggioranza nazionale del PRI è quella di un governo d’unità nazionale anche con soggetti politici, quali la Lega e FdI che non si fermeranno mai nel loro intento picconatore dell’Unione Europea, finché non l’avranno distrutta come i loro padri anticostituenti e i loro nuovi padrini (Putin, Trump e Xi) gli hanno sempre raccomandato.