Non è la scuola che vogliamo

Le recenti proposte del ministro dell’istruzione sulla conclusione del presente anno scolastico e sull’avvio del prossimo non possono che suscitare forti perplessità e seria preoccupazione, non solo in chi opera all’interno della scuola (dirigenti e docenti), ma anche negli studenti e nelle loro famiglie, sempre più disorientati e confusi di fronte alle scelte governative.

Nonostante vi siano precise leggi che regolano l’impianto scolastico, sono bastati improvvisati decreti, circolari e disposizioni per modificare un complesso sistema e per correre il rischio di invalidarne gli atti. Più volte, da Repubblicani, fautori dell’importanza, della serietà e della centralità dell’istruzione, abbiamo affermato che occorreva restare all’interno del quadro che regola il nostro sistema scolastico, che non si potevano modificare i sistemi di valutazione, con un’arbitraria promozione di massa, gli esami di stato, il funzionamento degli organi collegiali, che non si poteva improvvisare l’insegnamento a distanza, che crea forti disagi disparità fra gli studenti..

Oggi, peraltro, si propone di iniziare il prossimo anno scolastico a gruppi-classe alterni (un gruppo in aula e l’altro a casa, con collegamento telematico) senza considerare che gli stessi docenti dovrebbero occuparsi simultaneamente dei presenti e degli esterni (…miracoli dell’ubiquità…) e senza immaginare i bisogni e le fragilità dei piccoli alunni della primaria e le difficoltà organizzative delle famiglie.

Come sostenuto in altre occasioni, sarebbe bastato un accordo Stato-Regioni per la modifica e l’uniformità del calendario scolastico, in modo da consentire il rientro graduale a scuola ( con le opportune cautele sanitarie e con una riorganizzazione delle classi), il prolungamento delle lezioni fino a fine giugno, il regolare svolgimento degli esami di stato a luglio, l’obiettiva e trasparente valutazione degli studenti.

Chissà quanto peserà, in futuro, a tutto il Paese, il “buco” d’istruzione di questo brutto anno scolastico!