La riscossa della politica

Da troppo tempo la politica è suddita e ancella dei più svariati poteri: dall’illusione dei tecnici ai comitati scientifici, dai comitati d’affari alla burocrazia, dall’economicismo alla finanza, dalla partitocrazia fino al potere telecratico, dal potere fine a se stesso al clericalismo, dai capi e capetti agli improvvisati statisti, dai politicanti di sempre ai dilettanti allo sbaraglio di oggi, dalla mediocrazia di ieri alla tecnocrazia di domani, dall’emergenzialismo al giustizialismo. La politica è passata dagli anni difficili del secondo dopoguerra e della ricostruzione, con personalità politiche di sicuro valore e di riconosciuta autorevolezza, alle macerie dei giorni nostri. È arrivato il momento, per la politica, della riscossa. Infatti, mentre ciascuno dei cento poteri, che hanno egemonizzato la politica, indica la via da percorrere rispetto alla propria specifica competenza o al proprio singolo e legittimo interesse, la politica dovrebbe finalmente liberarsi dal giogo del Potere dominante e mettere insieme le diverse esigenze, governarle e proporre una via d’uscita politica. Non tecnica, ma politica. Non intendo, però, con questo, riferirmi a un compromesso. Anzi, mi riferisco alla capacità della politica di comprendere la situazione, di saper compiere un’analisi d’insieme, di raccogliere le varie istanze, di valutare i più svariati punti di vista provenienti dai diversi settori sociali, economici, culturali e indicare una direzione politica in grado di affrontare la complessità e di offrire capacità di governo. Infatti, governare significa saper guardare oltre il proprio naso e prevedere, prevenire, quanto potrebbe accadere giocando la carta del nuovo possibile rispetto al vecchio probabile che si prefigura ogni volta nell’immediato. Una vecchia immediatezza illiberale e antidemocratica che si fa scudo dell’emergenzialismo. Ma per fare ciò è necessario che emerga, in Italia e in Europa, una classe politica preparata, autorevole, capace, liberale, democratica, riformatrice, sognatrice, senza illusioni, ma concreta, intellettualmente onesta, portatrice di cultura politica, che conosce la storia, che ha fiducia e trasmetta fiducia, che sappia dialogare e dissentire nel rispetto della diversità dell’altro, che voglia impegnarsi, che sappia costruire ponti e porte, che sappia guardare ai prossimi venticinque anni. La politica è cultura, equilibrio, dialogo, discussione, contraddittorio, armonia, visione, “bellezza della lotta”, parola, idee, discorso, azione, governo delle cose. Compito della politica è permettere la convivenza, la sinergia, la cooperazione tra idee diverse, nel comune sentire, nello “stato di diritto”, nella percezione dell’insieme, seppur nella diversità, e nel sentire l’appartenenza alla stessa comunità di destino, alla medesima memoria, seppur vissuta a volte da posizioni diverse, addirittura opposte, ma nei comuni principi e nei valori della nostra Carta costituzionale.