L’impresa al centro

Sesta puntata del viaggio di Milano Finanza Sicilia nell’economia regionale in tempi di Covid-19. Continuano le interviste a esperti, docenti e imprenditori su come superare l’emergenza e fare rinascere la produzione in regione.
Tre le domande per i partecipanti al confronto: le misure possibili a sostegno delle imprese oggi travolte dalla pandemia; le mosse più efficaci per la ripresa; i progetti per il dopo.

Francesco Zaccà, Consigliere Nazionale PRI, imprenditore, amministratore della Zaccà Sport di Catania, storica armeria e catena di negozi di articoli sportivi, nonché dirigente provinciale di Confcommercio con delega alla sicurezza e legalità. «Anche per l’aspetto finanziario possiamo parlare di fase 1 e fase 2», ha esordito Zaccà, «ossia della crisi di liquidità intervenuta per lo stop integrale delle attività economiche e delle prospettive per un futuro che potrebbe essere di ripresa o di infausto recesso.

È ormai infatti evidente che il decreto Cura Italia, pensato inizialmente per solo due settimane di «chiusura» del Paese, vada rivisitato e aggiornato alla attuale situazione, che ha determinato due mesi consecutivi di chiusura e, per molte attività, tipo il vitale comparto eventi, altri mesi a venire. Se poi parliamo del settore turistico, si tratta della cancellazione di un’intera stagione. Per tali motivi, alle agevolazioni per l’accesso al credito, che a tutt’oggi registra un evidente disallineamento tra quanto decretato dal governo e l’attuazione da parte del sistema bancario, va affiancata una politica del lavoro con incentivi alle imprese per il mantenimento dei livelli occupazionali».

Sul dopo, Zaccà ha invitato a «riflettere sul fatto che riapertura non significa un automatico riposizionamento agli standard pre chiusura. Infatti, le dinamiche messe in campo per perpetrare il distanziamento sociale creeranno un inevitabile rallentamento.

Per non parlare poi di attività, quali teatri, cinema, discoteche, palestre, organizzazione di eventi (culturali, artistici, sportivi, gastronomici), enti fieristici, che assistono impotenti a un annunciato de profundis. Bisognerà pensare a contributi a fondo perduto da destinare a tutte quelle imprese che inevitabilmente dovranno subire una radicale metamorfosi in termini di riconversione di attività o di adeguamento delle strutture alle future esigenze di vivibilità.

La fase 2 presenta inoltre una spada di Damocle di cui poco si parla: il contagio anche di una sola unità lavorativa potrebbe comportare la richiusura di una attività con il posizionamento in stato di quarantena di tutti i colleghi e relativi familiari. Una «ricaduta » dalla quale una azienda in stato di «convalescenza» potrebbe non riprendersi e per la quale è giusto che vengano previsti ulteriori aiuti e sostegni da parte dello Stato».

E sul futuro della Zaccà Sport, nervi saldi e innovazione nella tradizione. «Siamo nati 130’anni fa come armeria e ci siamo poi evoluti, espandendo i nostri interessi.
Ora è chiaro che una nuova mutazione ci attende, ma non ci fa paura, almeno non troppa. Home fitness e dispositivi di protezione le nuove frontiere? Stiamo già adeguandoci».