Virus: se esco con la mascherina

Nei giorni e nei mesi scorsi, quelli dell’esplosione del virus, mentre chiudevano i battenti negozi e fabbriche e si faceva il deserto nelle strade, non ho pensato, lo confesso, alla sorte delle “ragazze di strada”, le professioniste del sesso che affollano nelle notti certi viali specie delle periferie.
Io non ho fatto con prostitute né le prime né le ultime mie esperienze sessuali né altre.
Di prostitute e prostituzione poco assai mi sono occupato anche per la mia professione di avvocato e per le funzioni di Deputato. Era naturale pertanto che non andassi a pensare proprio a quella particolare attività di fronte alla paralisi che attanagliava il Paese e la società italiana. Ma è certo che l’epidemia, anche senza una specifica norma, ha fatto il deserto in quei viali del peccato. Ed ora che si parla a proposito ed a sproposito, con alterne fasi di ottimismo e di tardive prudenze alla ripresa della vita normale del Paese, mi viene in mente anche quel particolare aspetto della paralisi della vita bella o brutta che ora ci attanaglia. Non so quali siano state le conseguenze economiche e non solo economiche della vita delle ‘lucciole’, di quel ‘fermo’ della loro attività. Parlo naturalmente delle prostitute di strada e forse dovrei parlare dei loro turpi imprenditori. Prostitute di alto livello non credo che abbiano mai cessato di esercitare in un modo o nell’altro il loro mestiere. Ma quale che sia il modo in cui la ventata del virus ha operato sulla prostituzione di strada certo è che se veramente si prospetta per il Paese il ritorno alla normalità ed il rilancio dell’economia, vi sarà pure una ripresa di quell’aspetto della vita sociale.
Le cose non ritorneranno esattamente come prima, qualcosa cambierà, magari per ciò che riguarda i luoghi del mercato del sesso, ma torneranno le ‘lucciole’ e le prostitute di strada.
E intanto chissà che cosa avranno escogitato in proposito i nostri governanti impegnati, come dicono, a far di nuovo andare avanti il Paese.
Non credo che vedremo mai in qualche decreto norme e specifiche sulla prostituzione ma, qualcosa nei Ministeri e nei Comitati l’avranno pure presa in considerazione.
Ora poi che alla faciloneria dell’associazione del 4 maggio come dato della ripresa generale si è sostituita una minuziosa, e non so quanto opportuna e valida differenziazione, qualche idea di intervenire anche in questo ramo sarà sicuramente circolata.
Le ragazze che, magari senza mutande, si offrono in certi luoghi dovranno fare, per interventi della Polizia, con la mascherina e si porranno ufficialmente o no dei limiti al numero delle “operatrici del sesso” per assicurarsi la gradualità del ritorno alla normalità?
Io credo che nelle grandi menti dei nostri governanti anche queste idee saranno passate. Ma credo pure che in nessun altro campo siano i clienti a determinare le modalità e l’intensità della ‘produzione’ sul mercato.
L’ultima delle cose di cui preoccuparsi? Certo.
Ma possiamo star certi che molti altri aspetti della vita sociale e dell’economia non saranno affrontati con più seria ed oculata preoccupazione.