Living in a ghost town. Il Lockdown visto dai Rolling Stones

I ragazzi terribili del rock’n roll oggi vanno per gli ‘ottanta’ e non perdono il loro scintillante smalto tagliente. Niente è mai stato capace di fermarli. Hanno attraversato sessant’anni di storia lasciandosi dietro morti e feriti. Neanche Bryan Jones ce l’ha fatta a seguirli. Alla sua morte fu sostituito da Mick Taylor. Ma loro correvano troppo veloci. E entrò Ron Wood, e fu subito “magia”! Ronnie da allora ha spalleggiato il vecchio Keith Richards affiancando la sua chitarra a quella del mitico e carismatico ‘Keef’, e a tutt’oggi è la vera colonna portante della band. Quello che silenziosamente ma tenacemente tiene insieme gli altri vecchietti della band.  E la loro corsa non si ferma mai. Via Ian Stuart, per un botto al cuore. Per ultimo il bassista storico Bill Wyman, più anziano di dieci anni, appese il basso al chiodo dopo la tournèe del 1989-90. Da allora gli Stones sono stabili come rocce. Lo dice il nome stesso. Non è mica un caso. Belli granitici. C’è molto darwinismo in loro. Chi decide di incrociare la loro strada deve sapere bene se ha la tempra per poter essere uno di loro. Una selezione naturale. Neanche il Covid-19 è stato capace di mettersi di traverso. Erano in studio quando è arrivata la bomba.  Ma loro hanno continuato a suonare come niente fosse. Avevano un brano da ultimare. E lo hanno finito e lanciato proprio in questi giorni. Gli artisti hanno le antenne, si sa. Mentre gli altri ‘ragazzi’ lavoravano sulla musica, Mick Jagger buttava giù un testo molto chiaro e esplicito. Tipico del loro stile. Ecco nascere Living in a Ghost Town.

Il primo pezzo di quello che dovrà essere il loro prossimo album. Un album di inediti. Il primo dopo A Bigger Bang del 2005. Non è che nel frattempo siano stati fermi, anzi. Ben lungi! Hanno continuato imperterriti a fare concerti in tutto il mondo. Hanno pubblicato dischi live e raccolte antologiche. In studio ci erano entrati l’ultima volta nel 2016 per divertirsi a suonare un po’ di vecchi classici blues. Venne fuori Blue and Lonesome.

Living In A Ghost Town è la loro reazione al lockdown e al Covid. Il testo parla di una città che prima era piena di vita e che all’improvviso si spegne. Molto facile, no? Niente metafore. La cruda verità. Jagger, nonostante l’età, è messo meglio di tutti noi messi insieme. Scattante, energico, magrissimo. Tutto nervi e sex appeal. Mentre il saggio e ‘gipsy’ Richards butta giù gli accordi, Mick sputa fuori i suoi versi.

I’m a ghost/Living in a ghost town/ You can come look for me/But I can’t be found/Life was so beautiful/Then we all got locked down/Feel like a ghost/Living in a ghost town

Non c’è bisogno di aggiungere altro. È tutto chiarissimo. Si tratta di rock’n roll. Non lo puoi chiudere da qualche parte!

Il ritmo in 4/4. Il drumming di Charlie Watts è netto e preciso. Si intreccia con le pennate di Keith e Ronnie. 

Il refrain va ancora più duro. «Una volta questo posto pulsava/L’aria era piena di tamburi/Il suono dei piatti (della batteria) era così forte/Che i vetri andavano in frantumi/I fiati sparavano/i sassofoni urlavano/Sia di notte sia di giorno».  E adesso?  Adesso: “Sono un fantasma/ Che vive in una città fantasma/Non vado da nessuna parte/Silenzio ovunque/Così tanto tempo da perdere/Per favore, fa che tutto questo finisca/Non voglio essere bloccato per sempre». Per finire: «Eravamo così belli/Ero il tuo uomo in città/Ma adesso non c’è vita/Se voglio una festa/Festeggerò da solo…».

In questi giorni, su questo giornale, stiamo affrontando di come la narrativa abbia raccontato il ‘Male’ nel corso degli anni. E di come in alcuni casi abbia lanciato segnali premonitori. Ma la potenza del rock è tutt’altra storia. È immediatezza. Travolge i sensi e le emozioni tutte. Va dritto al cuore prima ancora di arrivare al cervello. Non ha mediazioni. È la pura verità! It’s Only Rock’n Roll But I Like It.

Provateci voi a bloccare gli Stones!