Le strategie del Pri a Roma

Serve, cautela, certo. Ma di ‘emergenza sanitaria’ non si può più parlare. La situazione è sotto controllo persino in Lombardia. Ieri il prof. Crisanti, uno di quella eletta schiera che è da febbraio che non ne azzecca una, ha ricordato che l’8 marzo si sono rilevati 1797 casi e il 26 aprile 2324. Quello che ha dimenticato di dire è che l’8 marzo erano stati effettuati 6000 tamponi, il 26 aprile 50.000. Non è proprio la stessa cosa. La situazione del centro-sud, poi, è decisamente trascurabile. E forse non giustifica il blocco totale delle vite e delle economie. I fan della dittatura sanitaria in Cina dimenticano che la Cina ha chiuso la regione interessata, non tutto il Paese.

Restano sul tappeto da una parte l’emergenza democratica, le libertà rubricate a capriccio, il “noi non consentiremo”, lo stato di polizia (saranno indelebili per anni dalla coscienza nazionale gli elicotteri alzati in volo alla caccia di salsicce e grigliate abusive e runner in diretta televisiva con la D’Urso), dall’altra l’emergenza economica, un governo che non riesce a ottenere nulla in Europa e che non riesce ad intervenire in modo efficace. I baristi e i ristoratori hanno una sola possibilità di sopravvivenza: riaprire subito. A nulla serve un’elemosina da 600 euro, ma forse ci sarà un bis, bollette sospese e non annullate, e la possibilità di indebitarsi (anche per adeguarsi alla nuova normativa).

«Quando il mare è calmo, ognuno può far da timoniere» (Publilio Siro)

Poi c’è Roma. Che aveva già problemi grossi così. L’unione romana del Pri aveva già provato a classificarli, a metterli in ordine, per studiarli, capirli, ed elaborare strategie. Ora tutto è sospeso. I problemi sono lì. Pronti a tornare esattamente dove li avevi lasciati. Con una differenza: torneranno in compagnia di nuovi disagi. E presumibilmente nuovi veleni.  

Prosegue intanto il lavoro dei repubblicani, per la costruzione di un grande progetto di centro, e si infittiscono colloqui e possibilità. Giusto ieri l’invito alla collaborazione di Roberto Riccardi, commissario Udc di Roma. Qualcosa bolle in pentola? Lo abbiamo chiesto al segretario Michele Polini.

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