Roberto Riccardi (Udc): «A Roma ripartiamo da zero. Con il Pri»

Non va. Il presidente del Consiglio continua a sbagliare tutto. Aiutato, per carità, da una delle peggiori maggioranze che il nostro Paese abbia mai avuto. Gestione tardiva dell’emergenza, provvedimenti pasticciati, più della metà dei morti per negligenza secondo la Gabanelli, e poi la dittatura sanitaria, lo Stato di Polizia, tutto giocato sul filo della Costituzione, provvedimenti contro privacy e libertà come se piovesse e un danno economico come non se ne vedevano almeno dal 2008. Per ora. Anche la gestione della crisi economica è stata approssimativa, con interventi offensivi: 600 euro una tantum (cioè 200 euro al mese in questi 3 mesi in cui è stata chiusa una attività), il rinvio di qualche bolletta che però a giugno si ripresenterà. Con una cassa integrazione per i dipendenti che nessuno ha ancora visto.

«Roma ha questo di buono, che non giudica, assolve» (Ennio Flaiano)

Ma se una classe politica è impreparata – questa è quella dell’uno vale uno, dal V. Day, di Casalino, eccetera – la colpa non è dell’espressione ma di chi questa volontà esprime, gli elettori. «Certo, è stato un voto di protesta», concede Roberto Riccardi, commissario Udc di Roma, fondatore di Roma Lista Civica, presidente di Roma Attiva. «La vecchia politica aveva fatto il suo corso e lo scossone era diventato necessario». Ma i 5S sono stati la peggiore iattura potesse capitarci.

E Roma ora dovrà lavorare il doppio. Ai suoi soliti problemi, rigorosamente insoluti, adesso se ne aggiungono altri. «Urgente costruire una nuova area politica e da lì cooptare i volenterosi», dice Riccardi. Lo abbiamo intervistato.

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