Peppino Caldarola: «Il decreto sulla Fase 2 è demenziale. Il Paese si rivolterà»

«Questo decreto, illustrato la sera del 26 aprile a reti unificate dall’avvocato Giuseppe Conte, conferma che il governo non conosce il Paese né lo controlla e lo guida. Sarebbe stato meglio dire che la quarantena si prolungava per tot di giorni», così Peppino Calderoli su Lettera 43.

«Le nuove regole sono demenziali, scritte da chi non ha mai avuto una famiglia o la disprezza. Che vuol dire che io posso raggiungere i miei familiari nel comune in cui risiedo senza fare assembramenti? Se io, cittadino qualsiasi, ho la mamma, il papà un fratello e una sorella e contorno di cognati e nipoti che faccio, li vedo o no? (Per chiarezza sono orfano). E se li vedo a casa mia, chi decide che è un assembramento? Il vicino di casa-spia? Devo aspettarmi che suoni il campanello e un giovane carabiniere, magari quello che interruppe la messa o che tira per il braccio il povero podista, entra in casa e decide chi può stare con la nonna e chi deve andare via?». 

«Il Paese, che è stato finora responsabile, non ce la fa più. Abbiamo una gioventù entusiasmante che non ha violato regole, è rimasta in casa, ha fatto lezioni col computer, che rispetta le regole e che esercita un autocontrollo sui più discoli di loro e a questi ragazzi che gli diciamo: fine pena mai? Io non voglio salire in cattedra, so poco – e comunque so quello che sanno i ministri – ma la questione è semplice. O non siamo usciti dalla Fase 1 e allora lo dite, o se stiamo uscendo fate cose più coraggiose».

Bisogna intervenire subito e aprire, restituire le libertà costituzionali altrimenti Conte e la sua qualificata task force “dovrà prepararsi a governare una protesta globale fatta di voglia di libertà”.