Ormai anche il Castello di Kafka ha una burocrazia più ragionevole

«…Solo un assoluto estraneo può formulare una domanda come la sua. Se esiste un’autorita’ di controllo? Ma se sono tutte autorità di controllo! Certo, il loro compito non è quello di scoprire errori nel senso grossolano della parola, perché di errori non se ne fanno, e anche posto che una volta avvenga un errore, come nel caso suo, chi può dire, in definitiva che si tratti di un errore?».


Così un interdetto sig. K. protagonista del romanzo di Franz Kafka il Castello, si sentiva rispondere da un arcigno funzionario della intricata machina burocratica con la quale si accingeva ad ingaggiare uno scontro impari, che lo avrebbe visto soccombere.
Chi ieri non si è sentito un po’ come il sig. K dopo aver ascoltato la Conferenza Stampa del Presidente del Consiglio? Il copione sempre il medesimo, l’orario fissato per le 20.20, un po’ d’attesa per creare suspence, infine arriva il premier volto rassicurante, nessun ministro o collaboratore al suo fianco e l’uso del plurale maiestatis: “noi non permettiamo”, “ noi permettiamo“ , ad un certo punto sarebbe stato lecito attendersi un “il nostro decreto è octroye’” , graziosamente concesso.
Nel merito il provvedimento, finalmente, consente la riapertura di quasi tutte le attività produttive e dei principali servizi alle filiere produttive. Gran parte delle attività al dettaglio, invece, resteranno chiuse, per queste è prevista una progressiva ripresa fra il 18 maggio ed i primi di giugno. Permangono nella sostanza, tutti i limiti alla circolazione delle persone, con una maggiora libertà di movimento all’interno della medesima Regione. Così se una persona abita in prossimità del confine regionale ed ha un “congiunto“ a dieci chilometri dal suo luogo di residenza, ma in un’altra Regione, non può raggiungerlo, ma potrà percorrere duecentocinquanta chilometri nella propria Regione, apprendiamo dunque che le Regioni non sono enti amministrativi dello Stato ma unità di misura dello spazio.
Gli spostamenti lavorativi non dovrebbero invece subire limitazioni. Un vecchio slogan punk anni ottanta recitava che la nostra è la società del PCC, produci, consuma, crepa. Il Governo sembra averlo preso a modello di riferimento per delineare la attesissima Fase 2, l’unica libertà concessa, per DPCM di fonte ad un Parlamento che assiste imbelle al proprio quotidiano svuotamento di reali competenze, è quella di produrre e di consumare, ma sia chiaro consumare solo ed esclusivamente i beni che rientrano nelle logiche delle scelte del Governo. Tutto questo mentre alcune attività al dettaglio rischiano di non riaprire mai, perché distrutte da più otto settimane di lockdown.
Sia chiaro se queste politiche avessero prodotto risultati certi nella prevenzione alla diffusione dell’epidemia non vi sarebbe altro da fare che accettarle, rimarrebbe la necessità di interrogarsi su come arginare il disastro economico che ne consegue ma sarebbe un tema diverso, in Piemonte e nella città di Milano però, in pieno lockdown, si è registrato un aumento dei contagi, si potrà obiettare che senza il confino sarebbe stato peggio, probabile ma a questo punto è abbastanza evidente che nessuno ha fondate certezze.
Sono passati due mesi, sono stati affidati quasi 500 incarichi di consulenza, praticamente una terza Camera di tecnici incaricati di decidere dei nostri destini e di redigere dei protocolli sanitari che consentissero di lavorare e vivere con delle limitazioni, ma in sicurezza, task force su task force, e poi le task force che coordinavano il lavoro delle task force. È stato coinvolto uno dei più autorevoli manager italiani di profilo internazionale, per produrre cosa? Un decalogo di illuminanti norme che ribadiscono che è necessario lavarsi le mani, pulire le superfici lisce e tenere il distanziamento sociale. Anche Franz Kafka ci direbbe che stiamo esagerando e di ispiraci al suo Castello, che in confronto alla nostra ha una burocrazia più ragionevole.