«Lo Stato ha la memoria corta. E alla politica giova»

«Il privato, si sa, ha tanti difetti: tra cui essere soggettivo, parziale, contingente. Secondo la filosofa Hannah Arendt, si tratta infatti di qualcuno che, sin dall’antichità, si è ‘privato’ della libertà di partecipare alla società (polis) e ridotto alla dimensione dei bisogni primordiali». Sono riflessioni di Aldo Berlinguer in un editoriale su L’Unione Sarda.
«Anche oggi del privato è lecito diffidare, specie se intraprende e genera profitti. In tal caso, la diffidenza è duplice poiché a privato si aggiunge imprenditore che, di solito, significa speculatore. Lo Stato invece è frutto della democrazia, provvede all’interesse generale ed è mosso da nobili finalità. Da cui il noto brocardo: ubi maior minor cessat».

«La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale» (Benedetto Croce)

Ora, in questi giorni di emergenza sta succedendo qualcosa di incredibile, per molti versi. Lo Stato si è fatto trovare impreparato nella gestione dell’emergenza, sia per i ritardi sia per le strutture sanitarie ormai indebolite da dieci anni di tagli lineari per 35 miliardi. E cosa fa? Priva il privato di tutti i suoi diritti, lo rinchiude a casa e dice che è tutta colpa sua, dirette televisive con elicotteri a inseguire runner sulla spiaggia, caccia alla porchetta e alla grigliata con un dispiegamento di uomini e risorse come nemmeno con Totò Riina, multe a pensionati indisciplinati, sommozzatori per i nostalgici della spiaggia e Rambo a interrompere messa. Insomma: la colpa di qualcuno, alla fine, deve essere. Mica può essere del Governo. Il privato magari ha perso tutto, perché ha dovuto chiudere le cose di cui viveva. E anche qui potrà contare sulle parole dello Stato, come ad Amatrice: 600 euro totali di elemosina per tre mesi di mancate entrate, il rinvio (non l’annullamento) delle bollette che a giugno saranno tutte puntuali e tutte presenti, più la possibilità di indebitarsi. Davvero una gran cosa.

Ma c’è a chi è andata peggio: i medici. Buttati in prima linea, come i soldati in Russia con le scarpe di cartone. Perché il pressappochismo potrebbe pure fare ridere se non ci fossero i morti.

Lo abbiamo intervistato (Berlinguer, non il pressappochismo)

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