Se l’Europa è di fronte a una scelta esistenziale

«Da molto tempo ormai il tavolo europeo non è capace di decisioni politiche nette. Vi è stato un tempo – in un tutta la prima fase del processo di integrazione – fino all’incirca ai tempi di Mitterand e di Kohl e della signora Thatcher – in cui il Consiglio Europea prendeva, quando era il caso, decisioni sulle quali vi erano reali scontri politici. Forse questo era possibile anche perché erano anni nei quali questi leader, quale che fosse la consistenza delle opposizioni sul piano delle politiche interne, godevano di un consenso larghissimo – o sostanzialmente unanime come accadeva in Italia – per tutto ciò che riguarda i temi europei.
Negli anni più recenti vari fattori hanno cambiato radicalmente questa condizione. I leader nazionali sono stati generalmente più deboli: la stessa Angela Merkel, pur avendo goduto per molti anni di una posizione solidissima all’interno della Germania, è stata molto più prudente nell’impegnarsi su temi europei che potessero essere divisivi; sono emerse un po’ dappertutto opposizioni anti-europee che hanno cominciato a seguire e ad usare per la loro propaganda interna le vicende europee, vi è stato l’allargamento ai paesi dell’ex blocco sovietico i quali hanno portato con sé una profonda diffidenza, maturata negli anni della forzata». Così Giorgio La Malfa oggi su Il Mattino.