La Malfa e Andolfi su Il Dubbio ricordano Valiani: ora dissodiamo la palude

«Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria. Come eravamo felici nel maggio del 1945 quando a liberazione compiuta scendendo dal Nord ci rivedemmo a Roma con Ugo La Malfa e con gli altri amici che alla Resistenza avevano partecipato nelle difficili circostanze della capitale isolata dal resto del paese. Quante speranze avevamo…». Così, citando Dante, Leo Valiani alle ore 17 del 28 marzo 1979 iniziò l’orazione funebre a Ugo La Malfa di fronte a Montecitorio alla presenza delle più alte cariche dello Stato.

Ricordando questo passaggio, Giorgio La Malfa e Massimo Andolfi hanno scritto un articolo oggi pubblicato su Il Dubbio con il quale, celebrando la Festa della Liberazione, auspichiamo una nuova unità contro tutti i nazionalismi e i sovranismi.

«All’indomani della prima guerra mondiale una profonda crisi si scatenò invece in molti paesi, sia fra i vinti come la Germania, sia fra i vincitori come l’Italia. Furono le difficoltà del primo dopoguerra il terreno su cui nacquero e prevalsero il fascismo in Italia e il nazismo in Germania. Anche nell’Europa di oggi vi sono e si rafforzano forze animate da uno sfrenato nazionalismo. In Italia esse rappresentano ormai quasi la metà dell’attuale Parlamento: sono forze alleate fra loro e alleate in Europa con movimenti politici di estrema destra. La Lega di Salvini, la destra estrema della on. Meloni e una parte, difficile a misurarsi, del movimento Cinque Stelle sono unite sia nel rifiuto dell’Europa, sia nella volontà di scardinare i fondamenti della costituzione repubblicana».

«La giornata di oggi deve segnare uno spartiacque tra le forze dell’avventura e coloro che hanno a cuore i valori e le politiche che hanno fatto del nostro paese una nazione avanzata, civile e moderna e che vuole continuare ad esserlo pur nelle condizioni difficili in cui ci troviamo.
Dunque, il 25 aprile deve incitare alla speranza. In Tutte le strade conducono a Roma, Leo Valiani scriveva già nel 1946: “Ora sembra che il vento dello spirito si sia acquetato e che si sia tornati a vegetare nella palude dei normali egoismi”. Ma poi aggiungeva, respingendo la rassegnazione, che “gli uomini hanno sempre dissodato le paludi”.
Ecco questo è lo spirito che deve trasmettere oggi a un’Italia impaurita la ricorrenza del 25 aprile. Quel giorno fu messa la parola fine ad un lungo periodo di errori e di atrocità. Il senso profondo di quella vittoria fu l’avvio di un percorso importante e significativo.
Allora fu il passaggio dalla monarchia alla repubblica, dalla dittatura alla democrazia. Oggi deve essere la confluenza di tutte le energie della nazione verso il superamento degli storici ritardi che l’Italia ha progressivamente accumulato negli ultimi anni».