Consiglio Ue, cosa è stato fatto

Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, martedì scorso aveva scritto ai capi di Stato e di governo per convocare la riunione, ritenuta dai più, decisiva per il futuro della lotta alla crisi pandemica ed economica europea conseguente. «Vorrei invitarti alla nostra quarta videoconferenza dedicata alla lotta contro la pandemia di coronavirus e i suoi effetti negativi. Abbiamo fatto passi avanti in qualche modo nelle ultime settimane e vorrei davvero ringraziare tutti voi per il vostro spirito costruttivo e le azioni audaci finora compiute. Ma c’è ancora molta strada da fare per superare questa crisi…»

Così in premessa. Il punto davvero nevralgico dell’intera questione che già con l’ultimo Eurogruppo del 9 aprile scorso era emerso lampante, ruota intorno al Recovery fund. Scrive infatti nella lettera Michel: «La risposta economica globale alla crisi comprende anche un quarto elemento che è stato discusso dall’Eurogruppo, ma non ancora concordato, ovvero l’idea di un Fondo europeo per la ripresa. Il mio suggerimento è di impegnarci a lavorare per costituire un tale fondo il più presto possibile».

Ieri sera il vertice ha avuto luogo tra anticipazioni e timori. Nelle su conclusioni, il presidente del Consiglio europeo a seguito della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo, ha messo in evidenza almeno la “ferma volontà di procedere fianco a fianco”, ogni Stato in maniera coordinata con l’altro; stabilendo una “tabella di marcia comune europea …” con le priorità ben chiare “la salute e la sicurezza dei nostri cittadini” e, richiamandosi ai “principi di solidarietà, coesione e convergenza”, definendo quattro settori d’intervento chiave: “un mercato unico pienamente funzionante, uno sforzo di investimento senza precedenti, un’azione a livello mondiale e un sistema di governance funzionante”.

«Riveste la massima importanza aumentare l’autonomia strategica dell’Unione e produrre beni essenziali in Europa». Ma vediamo come. Già all’Eurogruppo scorso era stato proposto e ora è approvato l’accordo sulle tre importanti reti di sicurezza per i lavoratori, le imprese e gli enti sovrani, con un pacchetto pari a 540 miliardi di euro che sarà operativo a partire dal 1° giugno 2020. Misure decise dai ministri dell’Economia e delle Finanze europei che avevano previsto l’utilizzo del Meccanismo europeo di Stabilità (MES) con condizionalità non più rigorosa e mirata alla tutela e alla stabilità della lotta alla pandemia; la creazione di uno strumento per il sostegno alla cassa integrazione nei paesi membri (SURE); l’utilizzo della Banca europea degli investimenti (BEI) per aiutare le imprese.

Si è convenuto per la creazione di un fondo per la ripresa (Recovery fund), ritenuto necessario e urgente. Sarà la Commissione ad analizzare le esigenze specifiche e a presentare una proposta

«Il fondo – affermano le “conclusioni” – dovrà essere di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell’Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti».

Legato a doppio nodo col Recovery fund è la proposta della Commissione europea sul Quadro finanziario pluriennale (QFP): il Consiglio ha chiesto alla stessa Commissione di chiarire il nesso con il QFP, confermando le parole della Merkel alla vigilia davanti al Bundestag (peraltro uscita tra gli applausi) che appoggiava un’estensione adeguata del budget dell’UE per affrontare l’attuale crisi e le relative conseguenze.

La Commissione dovrà avere la capacità di finanziarsi con prestiti sui mercati finanziari, incrementando quindi, la quota delle risorse proprie nel bilancio 2021-2027, spostando l’ago della bilancia dall’1,2% a circa il 2% se non addirittura al 3% del Prodotto nazionale lordo aggregato dei Paesi UE. La von der Leyen aveva già affermato la necessità di avere a disposizione oltre 3.000 miliardi di euro per la ripresa ma molta attenzione andrà all’uso che si farà della liquidità con prestiti o sovvenzioni, con l’Olanda e la Svezia in particolare schierate per la prima come unica soluzione, mentre Francia, Italia e Spagna vedono nel Recovery fund uno strumento che dovrà fornire anche sovvenzioni per 1.000-1.500 miliardi di euro.

L’appuntamento per la ratifica delle proposte è fissato al 6 maggio.

Sull’Eurogruppo continuerà a ricadere la responsabilità di monitorare attentamente la situazione economica e a preparare il terreno per una ripresa solida.