C’è un fantasma che si aggira per l’Europa: l’Europa

Questa frase di Ugo La Malfa è attualissima e descrive molto bene la differenza che ha contraddistinto la sua generazione, con europeisti, come Sforza, Adenauer, De Gasperi, Monet, Schuman, Spinelli e la generazione che verso la fine degli anni ’50 con De Gaulle in testa proponeva ” L’Europa delle patrie” che di fatto interrompe il processo di unificazione politica dell’Europa e di un assetto federale ben diverso da quello che era poco più di un patto di cooperazione. De Gaulle rifiuta il modello di una forza multilaterale europea e segue una sua via all’armamento atomico, ed una politica ostile agli USA. Ugo La Malfa polemizza ripetutamente contro questa visione nazionalistica e capisce che questa posizione affossa l’idea di Mazzini degli Stati Uniti d’Europa l’idea di un Europa Federale cui quei grandi europeisti, citati sopra, avevano pensato e si sarebbe invece sostituita una generazione di europeisti possibilisti, attendisti opportunisti che si fingevano europeisti ma che inseguivano interessi nazionali.

«L’Europa o è politica o non è» dice Ugo La Malfa. Del resto anche in Italia, paese per eccellenza europeista, cominciano ad infiltrarsi tesi diverse da quelle di grandi statisti come De Gasperi e La Malfa, e a farsi strada idee più di un europeismo confederale che federale, che aveva diviso la concezione Mazziniana e Cattaneana, da quella di Gioberti nel secolo prima, ma che copriva invece una divisione trasversale alle forze politiche di maggioranza come di opposizione, sulla politica estera, sulla politica di difesa, sulla ricostruzione. Al punto che Ugo La Malfa con la sua naturale franchezza e contro ogni ipocrisia di chi a parole si dichiarava europeista, chiese a maggioranza ed opposizione, perché non dicessero una volta per tutte che cosa intendevano per Europa.
È esattamente quello che serve chiedere, oggi, a tutte le forze di governo o di opposizione e a tutti i paesi europei. Quale è la loro concezione dell’Europa?
Dobbiamo continuare con un Europa divisa, senza uno stato Federale che abbia compiti legislativi validi in tutti gli stati, in materia fiscale, difesa comune, che ha una politica comune, che elegge un parlamento e che a sua volta elegge un governo, una banca che stampa moneta e svolge tutte le politiche di tutela monetarie nell’area dell’euro e finanzia politiche di sviluppo e di occupazione in tutti paesi europei o dobbiamo tenerci questo simulacro di Europa, che non sa decidere politiche unitarie, che non sa darsi una costituzione e un assetto federale, che non ha una politica estera precisa?
Ecco perché il partito di Mazzini, il pensatore più romantico e rivoluzionario dell’ottocento che scrive: «Perché la questione economica, riparto più giusto della produzione e della distribuzione della ricchezza, possa sciogliersi praticamente è necessario equilibrare le differenze che separano un mercato da un altro, aprirli tutti alla trasmissione reciproca dei loro prodotti, dare alla scienza delle attività materiali un avviamento uniforme: sostituire a poco a poco alla cieca anarchica speculazione degli industriali, un moto pacifico ed intelligente di emulazione e sopratutto ordinare le cose in modo che i frutti dei progressi dell’ industria, delle invenzioni meccaniche, dei nuovi sbocchi aperti alla produzione, delle rapide e lontane comunicazioni aperte fra i popoli non diventino monopolio dei pochi ma si spandano tra le moltitudini a beneficio dei più», il partito di Ugo La Malfa che combatté l’idea gollista slegata da un ‘Europa Atlantica e federale, che cerca di fare capire la necessità di una politica dei redditi a livello europeo, che
cerca sempre un filo conduttore verso un ‘Europa politica. Il PRI che incarna da sempre questa tradizione europeista dovrebbe chiedere alle forze politiche italiane ed europee ; quale idea hanno dell’Europa? Come dare orizzonte a una ricostruzione europea se non si persegue l’unità politica e uno stato Federale europeo, capace di competere nella sfida globale, alleato con chi ha sistemi e valori democratici, con una difesa comune che difenda la pace e non serva politiche aggressive. Se riduciamo il nostro ruolo a misere dispute di schieramento interno, di nazionalismi, di opportunismi nazionali nel dopocrisi, noi europei non produrremo né ripresa né ruolo politico e strategico nel mondo.
Unità politica in Italia che non può che essere solidarietà nazionale e guida di un uomo che abbia la visione strategica occidentale consolidata e non la tentazione cinese da inseguire.