Non siamo in guerra. Le libertà fondamentali non possono essere azzerate

Quando si volge il pensiero e lo sguardo ai mesi che abbiamo alle spalle,si rabbrividisce per le immagini, i suoni e le parole che hanno improvvisamente stravolto le nostre esistenze. Quante volte, soprattutto nella primissima fase dell’emergenza sanitaria, abbiamo udito: “la pandemia è una guerra”
Oggi che l’emergenza sanitaria pare in parte aver attutito la sua portata, è necessaria una riflessione. Dobbiamo chiederci cosa esattamente stiamo vivendo. È opportuno cogliere la reale essenza del fenomeno. È necessario adottare per il futuro le misure preventive più opportune, per evitare che altre emergenze ci travolgano.
Il dato dal quale partire è che Questa non è una Guerra.
«In guerra giovani e adulti abili si schierano al fronte, non sono al confino domestico insieme ai loro vecchi. Città e infrastrutture vengono polverizzate, oggi risultano intatte. Il rombo delle armi ferisce il silenzio, assordante nel tempo del tutti a casa». Così scrive nel suo editoriale nell’ultimo numero di Limes, il suo direttore Lucio Caracciolo. La riflessione ci trova pienamente d’accordo.
Le guerre, quelle vere, sono un’altra cosa. Lo sapevano bene le migliaia di nostri anziani deceduti in queste settimane, per responsabilità che lasciamo alla magistratura di individuare. Qui, il nostro compito è solo di dare ai lettori un motivo di riflessione.
Ed allora cerchiamo di ben inquadrare il fenomeno.
Le epidemie, preferiamo definire così il covid stante l’ambiguità del termine pandemia, accompagnano da sempre la storia dell’uomo.
Nel secolo scorso, ad esempio, abbiamo avuto l’influenza spagnola nel 1918 e, in tempi recenti ( 2009 in poi) l’influenza suina ed altre epidemie diversamente classificate.
Ebbene, in tutti i casi sopracitati non si è mai avuto un intervento così stringente da parte delle autorità pubbliche sui diritti e le libertà civili, come è accaduto in questi mesi in Italia. Per decreto, sono state azzerate le nostra libertà di circolazione e movimento previste dalla Costituzione Repubblicana all’art. 16: «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dai territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge».
Quante volte nelle nostre città abbiamo visto sorvolare elicotteri che controllavano la rigida applicazione dei divieti, con modalità da vero e proprio Stato di Polizia. Troppe a mio avviso.
Non è concepibile che una epidemia generi una sospensione delle garanzie e delle libertà democratiche. Le azioni di questo tipo sono pericolose, minano il tessuto democratico e le libertà tanto faticosamente conquistate; non crediamo ingenuamente che le esperienze degli Stati a direzione unica non possano mai attecchire nel nostro paese. Nulla va dato per scontato.
Ed allora, ci congediamo con una bellissima immagine che ci viene offerta da una manifestazione che si è tenuta domenica sera a Tel Aviv dove, con modalità di distanziamento sociale, i cittadini sono scesi in piazza per liberamente manifestare per la situazione di stallo politico del loro paese.
Ne tenga conto il nostro Governo ora che si appresta a varare la c.d. fase due.
La salute pubblica si tutela implementando la sanità pubblica, fornendo gratuitamente ed in numero sufficiente a tutti i cittadini mascherine protettive e guanti monouso, incentivando la sicurezza sui luoghi di lavoro ed il distanziamento sociale. Altro non sarebbe accettato. Altro non sarebbe democrazia.

Sul tema abbiamo intervistato Gerardo Verolino, giornalista.

Ascolta l’intervista