Legalità e Libertà addio. È il Golpe Sanitario

Sono trascorse, ormai, molte settimane da quando su L’Iniziativa Repubblicana è stato lanciato l’allarme circa lo stato di salute delle nostre libertà, alla luce dei DPCM di restrizione delle libertà individuali.
Il tema è centrale e importante, perché le epidemie accompagnano la storia dell’uomo, e quindi la domanda è : cosa accadrà alle nostre libertà in caso di una nuova emergenza? saremo ancor costretti, per decreto, a restare chiusi in casa?
Sul tema, ieri la prof.ssa Maria Dicosola (professore associato in Diritto Pubblico Comparato del Dipartimento di Giurisprudenza della Università di Bari, Aldo Moro) nell’intervista che è stata pubblicata su L’Iniziativa Repubblicana ha dichiarato: «[….] sappiamo bene che negli Stati Democratici il rischio di abusi è sempre dietro l’angolo. Nessun democrazia può ritenersi al sicuro dal rischio di derive autoritarie future, sulla base di precedenti che sono stati posti, come in questo caso, per emergenze sanitarie».
Con un certo orgoglio, prendiamo atto che il tema che stiamo affrontando inizia a trovare riscontro anche presso altri commentatori, sicuramente più illustri ed autorevoli del sottoscritto; in ordine registriamo le dichiarazioni rese dal Prof. Sabino Cassese – giurista, accademico e giudice emerito della Corte costituzionale-; del Prof. Giovanni Maria Flick – giurista, accademico e già Ministro di grazia e giustizia e presidente della Corte costituzionale dal 14 novembre 2008 al 18 febbraio 2009[2].-; e del Prof. Tullio Padovani – giurista e accademico-.
In particolare il prof. Padovani in un articolo pubblicato, oggi, sul quotidiano il Riformista ha proposto delle interessanti considerazioni.
L’autore nel suo titolo parla apertamente di Legalità e Libertà addio. È il Golpe Sanitario e parte nel suo ragionamento dalla dichiarazione di Stato di Emergenza “deliberato” dal Consiglio dei Ministri in data 31.01.2020 (GU serie Generale n. 26 del 01-02-2020).
Infatti nell’articolo si legge: «Il Deliberato del 31.01.2020. con il quale è stato dichiarato lo stato di emergenza sanitaria (che l’Italia era ‘prontissima’ ad affrontare, secondo l’incauta e improvvida dichiarazione del Presidente del Consiglio), e l’armamentario operativo messo in atto per contrastare l’epidemia si è risolto essenzialmente in restrizioni e limitazioni della libertà personale».
Già da qui, ci chiediamo: se il Governo era a conoscenza dei rischi connessi alla diffusione del contagio, perché non si è da subito attivato per acquistare gli ormai famosi DPI (dispositivi di protezione individuale) ed approntare da subito un piano Nazionale per l’acquisto di macchinari sanitari? Aspettiamo una risposta.
Ma ritornando alla lettura del citato articolo, e al tema che ci occupa, si legge: «A fronte della canea, il punto che balza agli occhi è che queste restrizioni e limitazioni della libertà personale sono state assunte con provvedimenti amministrativi di varia natura; ma comunque amministrativi. Quale la fonte? Impossibile rinvenirla nell’art. 32 Costituzione che si occupa dei trattamenti sanitari (non delle misure preventive come l’obbligo di rimanere a casa) e che postula poi la “disposizione di legge” (che qui manca) e si riferisce a situazioni evidentemente singolari. Neanche l’art. 16 Cost. serve alla bisogna: le limitazioni imposte alla libertà di circolazione e di soggiorno in determinate parti del territorio nazionale per motivi di sanità devono essere disposte in via generale dalla legge. Nel caso nostro manca la legge, e le limitazioni riguardano sì la generalità dei residenti, ma identificano una sorta di disciplina modulare (nebulosa e incerta) delle entrate e delle uscite dagli arresti domiciliari. Finiscono dunque con lo specializzarsi necessariamente sul singolo, qui, ora, in un determinato caso. E allora entriamo a vele spiegate nell’art. 13 Cost. che considera la libertà personale “inviolabile” ed esige la determinazione legale dei casi e dei modi della sua limitazione, rimettendone poi al giudice il necessario riscontro in sede di applicazione della misura restrittiva. Ovviamente di tutto questo non si rinviene traccia. Del resto, la legge generale sulla protezione civile autorizza sì l’emanazione di provvedimenti amministrativi straordinari, anche in contrasto con le leggi vigenti nel rispetto dei principi dell’ordinamento, ma certo non autorizza la deroga alla Costituzione. Deroga alla Costituzione significa stato di eccezione; e chi ha il potere di dichiararlo e di gestirne il regime è il vero titolare della sovranità».
Più esplicito di cosi, credo proprio non si può!
Ed allora, per evitare che in futuro possano ripetersi situazioni del genere, e facendo leva sulla corposa cultura Repubblicana presente nel nostro paese, l’occasione ci sia propizia per gettare le basi, per scongiurare una nuova ed eventuale emergenza costituzionale, ad una regolamentazione della materia. Come ha dichiarato ai nostri microfoni la prof.ssa Maria Dicosola: «Se ci sta a cuore la nostra Costituzione, dobbiamo pensare seriamente ad una regolamentazione costituzionale degli stati di emergenza e sui poteri che possono essere esercitati in questi casi».
I Repubblicani ci sono, il tema è apertissimo, aspettiamo segnali dal Governo.