Hic sunt leones. Prepariamoci a giovedì

Hic sunt leones, così le antiche carte geografiche descrivevano le aree inesplorate oltre i confini del mondo conosciuto in cui si celavano misteriosi e ignoti pericoli. Il Consiglio Europeo che si svolgerà fra due giorni dovrà mostrare il medesimo coraggio degli esploratori dei tempi antichi che violavano quei confini, che prima ancora che elementi naturali erano limiti autoimposti, siamo infatti naturalmente portati a pensare che ciò che è sconosciuto debba necessariamente essere peggio di ciò che conosciamo.
Quando l’Unione Europea affrontò la crisi dei debiti sovrani nel 2011, conseguenza diretta dei crolli finanziari del 2008, si disse che era stato drammatico perché le istituzioni europee erano impreparate ad affrontare una crisi economica di quelle dimensioni, sopraggiunta inattesa, ma che proprio grazie a questo evento traumatico l’Unione Europea si era dotata di strumenti di politica anticiclica che avrebbero consentito di affrontare eventuali future crisi della medesima portata. I fatti purtroppo hanno smentito tale assunto, la pandemia ha inevitabilmente avuto effetti recessivi senza precedenti, per molti aspetti peggiori del tracollo del 2008, e l’Unione Europea si trova ancora una volta a misurare l’inadeguatezza dei suoi strumenti finanziari.
Ci si potrebbe chiedere se esista sul pianeta un’economia dotata di strumenti anticiclici adeguati ad una crisi dell’entità di quella che stiamo affrontando, citando una nota canzone potremmo dire lo scopriremo solo vivendo, stiamo viaggiando nelle terre dei leoni e solo il tempo potrà dirci chi ha percorso la strada migliore.
Certo però una considerazione, persino banale, non si può fare a meno di proporla, avere una banca centrale che ha come unico scopo attuare politiche deflattive è andare in guerra con arco e freccia contro i carri armati.
I preziosissimi piani di acquisto della BCE, il Q.E. prima ed il P.E.P.P. ora sono, è bene rammentarlo, provvedimenti che la banca centrale attua grazie all’intuizione tecnica di Mario Draghi ma che costituiscono una forzatura rispetto alla lettera dei Trattati.
L’importanza di questi interventi è vitale, anche il professor Carlo Cottarelli, che certo non è sospettabile di indulgenza verso politiche che prevedano l’incremento del debito pubblico, ha osservato che il debito contratto dal nostro Paese nell’ultimo mese non è problema in quanto non ha aumentato la quota detenuta dai mercati finanziari poiché sostenuto dal P.E.P.P. Quindi il debito acquistato dalle banche centrali non presenta un problema di sostenibilità per l’emittente.
Del resto lo scorso 17 marzo Rishi Sunak il Cancelliere dello Scacchiere britannico ha dichiarato: “ Questo non è il tempo per l’ideologia o per l’ortodossia. E’ il tempo del coraggio” era la premessa alla presentazione delle misure economiche adottate dal governo britannico, misure senza precedenti in tempo di pace, gli anglosassoni rompono il tabù della monetarizzazione del debito, il Regno Unito si prepara ad emettere titoli di stato che verranno acquisiti direttamente dalla banca centrale allo scopo di esercitare un potente stimolo pubblico alla domanda interna ed immettere liquidità diretta sui conti correnti di cittadini ed imprese. Il piano del Regno Unito trova la piena condivisione della netta maggioranza degli economisti inglesi, che ritengono che la gestione del debito pubblico attraverso un deciso intervento delle banche centrali non costituisca un problema, anzi che nel prossimo futuro questo non cagionerà spinte inflattive, che qualora si verificassero sarebbero imputabili al calo produttivo nell’industria a livello globale.
La scelta inglese per quanto innovativa e dirompente e tutt’altro che isolata, misure analoghe sono state annunciate in USA, Giappone e molti altri Paesi si accingono ad adottarle, e la vecchia Europa?
Gli strumenti anticiclici di cui è dotata l’Unione Europea sono i fondi del meccanismo europeo di stabilità, l’ormai arcinoto MES, ed il fondo Sure, un meccanismo del tutto analogo al MES che però è dedicato alla sicurezza sociale, in Italia andrebbe a sostenere il nostro sistema di ammortizzatori sociali.
Il MES è un fondo con un sistema complesso di governance che coinvolge sia i ministri dell’economia degli stati membri che un organismo più tecnico, quando uno stato membro si trova in una situazione di crisi finanziaria chiede il sostengo del MES, che eroga un finanziamento ad un tasso molto più basso di quello a cui potrebbe finanziarsi sui mercati finanziari, siamo in una ipotetica situazione di crisi finanziaria quindi esposti anche interventi speculativi che possono impattare sui tassi contribuendo non poco ad elevarli. Il MES sottopone l’erogazione del prestito a tasso vantaggioso ad alcune condizionalità. L’ultimo Eurogruppo ha previsto, in considerazione della straordinaria situazione in cui ci troviamo, che è possibile accedere a questi fondi senza condizionalità per un importo equivalente al 2% del PIL e con un vincolo di destinazione, è possibile usare questi fondi solo per i costi sanitari diretti ed indiretti. Il Fondo Sure ha un funzionamento analogo, per accedere a queste risorse gli Stati membri devono rilasciare una garanzia certa ed esigibile.
Possiamo convenire con il Presidente del Consiglio Conte che nella sua ultima conferenza stampa ha affermato che questi strumenti non sono adeguati alla fase di crisi che stiamo attraversando, certo però rammarica che l’Italia sia l’unico dei grandi Paesi interessato a soluzioni alternative che non ha formulato una proposta tecnica. Il governo francese ha presentato un progetto che prevede la costituzione di un recovery fund che emetterebbe titoli destinati a sostenere gli interventi di politica economica degli Stati membri, il governo spagnolo ha sostanzialmente integrato la proposta prevedendo che il debito contratto da questo fondo sia irredimibile e che la liquidità raccolta non venga erogata assumendo come parametro il PIL degli stati colpiti dall’epidemia bensì i danni effettivamente subiti. Insomma mentre il governo italiano assumeva l’atteggiamento di un fanciullo capriccioso che si ostini a dire ciò che non vuole senza mai esprimere ciò che vorrebbe, fortunatamente, i governi francese e spagnolo hanno lavorato costruttivamente nell’interesse di tutta l’Europa.
La discussione di giovedì prossimo sarà particolarmente complicata in quanto il governo tedesco sembra mantenere un atteggiamento rigido, ma è certo che se l’Unione Europea non si doterà di strumenti efficaci di politica economica per affrontare la recessione sarà difficile evitare spinte centrifughe. Inoltre il meccanismo di un fondo comune prevedrebbe una maggiore integrazione delle competenze in materia di politica finanziaria e fiscale, si tratterebbe quindi di una grande operazione politica europeista.
L’esplorazione di terre sconosciute richiede coraggio, ma forse per una nemesi gli italiani, che si sono attributi fra le loro qualità quella di essere grandi navigatori, oggi non hanno alcun viaggio da intraprendere, troppo occupati a discutere fra loro confrontando reciproche certezze su ciò che utile o meno inutile mentre altri si confrontano, anche sul nostro destino, ed infine sceglieranno il sentiero da percorrere.