Non esistono dati

Friedrich Nietzsche, filosofo moralista, ebbe a dire nel suo celeberrimo «Al di là del bene e del male», che non esistono affatto fenomeni morali, ma soltanto interpretazioni morali dei fenomeni. Il discorso, poi, si spostò su di un piano ancora più generale, e comparì il citatissimo aforisma: I fatti non esistono, esistono solo interpretazioni, pubblicato in una delle raccolte postume intitolate «La volontà di potenza».

Quello di allora fu un messaggio al Positivismo, ma può riguardare anche noi? E può riguardarci anche oggi? Certo che sì.

Nel solco di questa emergenza da Covid-19 si è posta in evidenza massima una fede cieca e stupida nei confronti dei dati: i dati, anche se presi con criteri diversi da regione a regione e poi mescolati assieme in un unico calderone, anche presi con criteri discutibili (a volte questo anche per necessità e per fretta, dato lo stato di crisi, è bene chiarirlo), anche se spesso risultano oscuri i criteri e incerte le definizioni che tali dati contengono e sottendono, essi si sono comunque trasformati da utilissimo strumento d’indagine a “la Verità” in sé.

Insomma, non occorre un genio come Nietzsche per capire e affermare che non esistono dati, ma solo interpretazioni dei dati, ma i più, tra l’angoscia e la semplicità di pensiero, sembrano dimenticarsene, e le conseguenze possono essere tragiche.