Il senso della libertà (secondo me)

Mi sento più sicuro in un mondo libero. Meno mi sento libero e meno mi sento sicuro. Infatti, essere liberi significa essere responsabili, significa rispettare la libertà dell’altro, significa poter difendere la libertà senza per questo doverla perdere. Perché libertà e sicurezza appartengono alla qualità della vita, alla medesima qualità di vita, e non sono due valori alternativi, non sono due quantità. Non si può perdere una quantità dell’una per ricevere una corrispettiva quantità dell’altra. È un inganno. Se si perde l’una, si perde anche l’altra. Anzi, libertà e sicurezza sono le due gambe grazie a cui camminiamo. Vanno di pari passo. Se avanza una, l’altra deve sostenere il corpo, altrimenti cadiamo. Cedere la libertà in cambio di più sicurezza, perciò, significa inciampare e cadere a terra, significa impedire il cammino, vuol dire illudersi di essere più stabili e protetti quando, invece, siamo più precari e vulnerabili, più esposti ai pericoli e col rischio di affrontarli con una minore responsabilità. È necessario, allora, riflettere sul tema della sicurezza. Per non fermarsi in superficie. Perché ci sono parole che ci portiamo dentro, che sono dentro di noi e che esprimono concetti politici con cui è arrivato il momento di fare i conti. In virtù di tale esigenza, ad esempio, credo che sia utile affrontare il significato di sicurezza e quello di certezza. Ribadisco: sicurezza e certezza. Quando si vivono tempi di crisi, di guerra o di pandemia, di carestia o di macerie democratiche e costituzionali, nel naufragio generalizzato, quando c’è aria di tempesta, ciascuno di noi va alla ricerca di punti fermi, di una certezza a cui aggrapparsi, di uno scoglio dove ancorare una speranza, di un approdo qualsiasi: una fede, un dogma, un ideologismo, una superstizione, una credenza. Ma il bisogno di certezza è determinato dalla paura ed essa è conseguenza del bisogno di una Verità indiscutibile (con la V maiuscola), dei misticismi, dei fondamentalismi religiosi, degli integralismi ideologici, dei fanatismi di ogni specie e, quindi, dietro alle certezze, può celarsi un inganno, un’allucinazione, un miraggio che il Potere dominante e fine a se stesso concede agli individui, per meglio tenerli legati alla loro disperazione e, quindi, per meglio tenerli sotto il tacco del Potere o della violenza o della paura. Chi è certo è insicuro, chi è sicuro è incerto. La certezza appartiene a quel meccanismo che prima crea i bisogni nelle persone, il senso di vuoto, il desiderio da soddisfare e, poi, finge di offrire la soluzione dando certezze a quei bisogni e riempiendo quel vuoto con il nulla. Insomma, chi è certo, è insicuro mentre chi è sicuro è incerto. Perché se una persona è davvero sicura, non ha certezze, ma dubbi. Purtroppo, ciascuno di noi, in un mondo e in una vita di sempre maggiori incertezze e paure, ansie e angosce, si lega a chiunque abbia la capacità di essere assertivo, di offrire orizzonti certi, di dare risposte prive di dubbi, di parlare alla pancia del Paese. Ma la sicurezza è altro. La sicurezza è mossa dal dubbio, dalla ricerca, dall’umiltà, da qualcosa che viviamo dentro di noi, che si conquista giorno per giorno e ci rafforza, ci rende sicuri di noi stessi, pur nel dubbio, pur nell’incertezza. La sicurezza è di chi ha imparato a nuotare nel mare delle incertezze quotidiane rispettando sia il mare che le incertezze, sia se stesso che gli altri naufraghi. La certezza è una nave che poi affonda. È una zattera che resta ferma nell’oceano in attesa di una nave che passi. La certezza è spesso cieca, è uno scoglio a cui ci aggrappiamo quando abbiamo paura di nuotare. La sicurezza è la nostra incolumità. La certezza è il vero pericolo.