Il Governo del professor Conte all’esame del Consiglio europeo

Il dibattito interno al Partito in corso i questi giorni consente di riflettere in maniera approfondita su quanto stia accadendo al Paese, su quali siano le dinamiche che ne stanno muovendo lo scacchiere politico, ma soprattutto su quali possano essere le soluzioni migliori di cui farsi promotori per contribuire all’individuazione di misure adeguate alla tenuta del sistema socio-economico e al suo tempestivo rilancio. Ritengo che la gestione della crisi sanitaria, e, soprattutto, della crisi economica ad essa connessa da parte di un Governo di unità nazionale a guida Mario Draghi fosse quanto di meglio ci si potesse augurare, data la drammaticità del momento. Questo avrebbe dato innanzi tutto un messaggio di serietà istituzionale e politica ai cittadini, da un lato travolti da un volume ingestibile di informazioni spesso confuse e contraddittorie, dall’altro catechizzati da una comunicazione istituzionale assertiva e martellante, dal sapore sudamericano, che ha contribuito in maniera decisiva a far emergere, in un contesto di paura diffusa, il lato più becero dei cittadini reclusi in casa, con episodi di delazione e di vera e propria caccia all’untore.

In secondo luogo avrebbe certamente dato fluidità ai procedimenti decisionali e, se mi è concesso, anche la loro piena costituzionalità, dato che appare ormai pacifico che l’Esecutivo, e nello specifico il Presidente del Consiglio, si stia muovendo al di fuori del perimetro tracciato dai Costituenti, pur avendo a disposizione tutti gli strumenti necessari per poter decidere in piena legittimità. Il timore non è tanto che queste distorsioni utilizzate in un periodo patologico e temporaneo si reiterino nel tempo, quanto che non emerga in un prossimo futuro la richiesta di introduzione di strumenti strutturali che siano pensati e costruiti per situazioni emergenziali come quella che stiamo vivendo, rendendo ordinario qualcosa che ordinario non è.

Il Governo di unità nazionale, soprattutto se guidato da Draghi, avrebbe in terzo luogo dato all’Italia una certa e solida credibilità sui tavoli di trattativa europei, probabilmente evitando quel penoso spettacolo offerto dai nostri rappresentanti, nessuno escluso, all’ultimo Parlamento Europeo. Infine, e oserei dire soprattutto, un Governo di unità nazionale avrebbe comportato la condivisione delle responsabilità politiche delle decisioni assunte, senza possibilità per nessuno di potersi sedere sulla sponda del fiume in attesa del passaggio del cadavere nel nemico.

Così non è stato, nonostante le pressioni dello stesso Presidente della Repubblica, per scelta del Presidente Conte e dei partiti di maggioranza, i quali non più tardi di poche ore fa hanno proceduto, come fossimo in ordinaria amministrazione, alle nomine degli incarichi in scadenza nelle società partecipate. Il video- messaggio del Presidente del Consiglio alla vigilia di Pasqua e la nomina dell’ennesima task force, a guida Colao, portano a ritenere che quell’ipotesi sia ormai tramontata, resasi impraticabile dalle sempre più crescenti tensioni tra maggioranza e opposizione. Senza un “ora”, non può esserci un “dopo”, non essersi serviti di una delle più importanti riserve dello Stato ora, ne può rendere di fatto impossibile l’utilizzo dopo, soprattutto ad accordi europei già raggiunti. Così la prospettiva che appare più probabile è quella di proseguire con un Governo che si sta dimostrando inadeguato alla gestione dell’emergenza sanitaria, così come quella economica, alimentando il bacino di consensi delle opposizioni.

La strada sembrerebbe ormai segnata, anche se il nodo del prossimo Consiglio europeo potrebbe mischiare ancora le carte, poiché i fatti e gli equilibri evolvono in maniera tanto rapida e concitata che fare previsioni diventa sport complicato per quanto affascinante. Solo ieri abbiamo avuto l’attacco del Ministro Bellanova alla linea cauta del premier sulle riaperture, così come lo stesso Presidente Conte ha dichiarato non solo di avere la ferma intenzione di proseguire sulla sua strada, ma appare più morbido sulla vicenda MES, nonché più distensivo nei confronti dell’opposizione costruttiva e responsabile di Forza Italia. Molto meno distensivo è Calenda, che con riferimento al documento diffuso da Di Battista, nel quale in sostanza si intende spingere ancora di più l’Italia tra le braccia di Xi Jinping, rilancia con forza la prospettiva del Governo di unità nazionale. Le dichiarazioni e le prese di posizione si susseguono e si inseguono giorno dopo giorno, in un bailamme che rende del tutto imprevedibili gli sviluppi anche solo nell’orizzonte temporale di ventiquattro ore.

Quello che invece si può e si deve prevedere, è il ruolo che avrà il PRI in questo nuovo “Dopoguerra”; quali saranno le idee innovative di cui si farà portatore per entrare con decisione nel dibattito politico; quali saranno le soluzioni che proporrà per le innumerevoli istanze che arriveranno da ogni territorio e da ogni categoria; come riuscirà a ritagliarsi ruolo di interlocutore politico credibile, con coraggio e un po’ di sana spregiudicatezza.

Questi sono gli interrogativi che dobbiamo porci e ai quali dobbiamo dare risposta, insieme, se vogliamo proseguire nel cammino intrapreso nel 49° Congresso nazionale.