Francesco Compagna e la lungimiranza di un progetto repubblicano

Pochi giorni fa lo abbiamo ricordato nel ritratto dedicato a Guido Cortese, oggi vorremmo dedicargli qualche riga in più. Possiamo solo fare qualche accenno,  perché la figura di Francesco Compagna è davvero ricca, complessa e piena di sfumature. Per ricordare Cortese abbiamo usato termini che sono i fondamentali del progetto di Compagna. Un progetto lungo una vita, che possiamo riassumere con il titolo che volle dare a una sua raccolta di scritti pubblicata nel 1975 per Ricciardi ed. e successivamente ristampata e ricostruita dal suo allievo Ernesto Mazzetti per Laterza. Gli scritti raccolti sono stati precedentemente pubblicati nella rivista da lui fondata «Nord e Sud». Quando decide di raccoglierli per unirli secondo un criterio ordinato in un solo volume, il titolo che scelse fu «Meridionalismo Liberale». In poco più di duecento paginette c’è tutto il rigore di un uomo alla costante e incessante ricerca dell’emancipazione del Mezzogiorno dall’assistenzialismo e dai luoghi comuni. Compagna fu innanzitutto un appassionato docente di Geografia Urbana. La passione per la ricerca non poteva non coniugarsi con l’impegno civile e quindi politico. Così, in una famiglia aristocratica partenopea, esplode una miscela di culture anticonformiste e caratterizzate da accenti marcatamente e volutamente ‘minoritari’ e ‘inattuali’. Inattuali in quando in controtendenza rispetto ai tempi e, riflettendo sull’Italia e sul Mezzogiorno di oggi, invece assolutamente adatti alla contemporaneità. Francesco Compagna decide nei primissimi anni cinquanta di lasciare il PLI per uscirne “da sinistra”. Fu la scissione. In molti confluirono nel Partito Radicale. Compagna, erede di una tradizione crociana ma capace di coniugare Croce, di cui fu allievo, con Salvemini e Pannunzio, intensifica la sua attività di ricerca e di pubblicistica. Scrive fondi sul Resto Del Carlino, allora diretto da un giovane Giovanni Spadolini, e si dedica a allargare la platea di collaboratori di «Nord e Sud». Approfondisce l’analisi sui problemi del Mezzogiorno e prende sempre più forza la spinta verso una decisa azione marcatamente politica. Incontra Mario Pannunzio e inizia una intensa collaborazione con «Il Mondo». Si iscrive al Partito Radicale mentre cresce in lui un progetto articolato mirato a far da tessuto connettivo tra le varie anime del caleidoscopio laico, liberale, socialdemocratico e Repubblicano. Infatti, dopo l’incontro con Spadolini ecco quello con un altro meridionale europeo, Ugo La Malfa. Compagna con «Nord e Sud» va giù duro. Da esperto studioso di geografia urbana e economica conosce a fondo le dinamiche del territorio e dà una lettura del Mezzogiorno assolutamente inedita. Denuncia il carattere neo-borbonico della sua borghesia, delinea una linea rossa che va da Masaniello fino a Achille Lauro per sottolineare il sempre vivo populismo che attanaglia soprattutto Napoli e la Campania. Un populismo personalista che impedisce alla plebe di farsi popolo. Ecco quella che sarà la sua ‘missione’. Spezzare questo dannato ‘fil rouge’ che impedisce al Sud di collegarsi con l’Europa. Quanto attuale! Se guardiamo alla classe dirigente partenopea non possiamo fare a meno di notare quei tratti che Francesco Compagna denunciava come i mali fondamentali da sconfiggere e da cui liberarsi. Se mettiamo tra parentesi l’esperienza di Maurizio Valenzi (inedito esempio di sindaco riformista), Napoli e la Campania hanno sempre navigato nel populismo più retrivo. Da dove vengono i De Magistris vari che spuntano come funghi all’ombra del Vesuvio? I Governatori sceriffi? Da quell’humus intriso di laurismo che Compagna duramente combatteva. Ma quanto ci sarebbe da dire ancora su questa figura esemplare di ricercatore dell’emancipazione…! Ovviamente aderisce al Partito Repubblicano Italiano. Perfettamente in sintonia con le posizioni di Ugo La Malfa, viene eletto deputato nel 1968 e  rimase in Parlamento fino alla sua morte. La sua grande esperienza, la sua passione e il suo rigore lo portarono a diventare una figura di primo piano nel panorama politico italiano. Egli perseguì la sua ‘visione’ e la sua ‘mission’ servendo il Paese ricoprendo incarichi quali sotto-segretario alla Presidenza del Consiglio, ministro dei Lavori Pubblici, ministro della Marina Mercantile e poi di nuovo Sottosegretario alla PdC con il Governo Spadolini. Come deputato fu Presidente della Commissione per il Controllo sulla Programmazione degli Interventi ordinari e straordinari per il Mezzogiorno, come sottosegretario alla PdC ebbe ovviamente la Delega per gli interventi di sviluppo del Mezzogiorno. Si batté fino all’ultimo. Spese tutte le sue risorse per mettersi al servizio di un grande progetto di emancipazione. Stroncato da un infarto nella splendida isola di Capri, ancora oggi la sua voce si ode insieme a quelle di Augusto Graziani, Manlio Rossi Doria, Giuseppe Galasso e le altre tante intelligenze provenienti da quell’”altro” Sud e che in lui vedevano la possibilità di “fare tessuto”. Voci nobili e sottili. Rigorose. Voci di sognatori di utopie possibili. Voci eleganti di una Napoli anticonformista, europea e aristocratica. È bello ricordarlo leggendo i suoi scritti. È dolce ritrovarlo nelle pagine del figlio Guido. Socialista e redattore de «La Voce Repubblicana». Francesco Compagna. Repubblicano.