Sanità ed economia. Ci troviamo così per scelte sbagliate fatte in passato?

«Nel leggere la nota del segretario politico nazionale del Partito, quella del vice segretario e la replica alla stessa, mi domando: perché chiamarci al voto, anziché fondere i due pensieri e sottoporci un documento che riscuota la possibile unanimità?», se lo chiede il Consigliere Sandro Sanna e con lui Claudio Chioccarello che ne ha condiviso il testo.
Mi permetto aggiungere: vi sembra possibile, in presenza di decine di migliaia di morti (delle quali non vediamo ancora fine ), non fermarsi, sia pure per un solo attimo, a pensare che molto di quanto di tremendo sta accadendo nel nostro Paese possa dipendere anche da errori “nel pensare” le politiche del passato?.
Mi chiedo: è possibile che ci si intrattenga sempre su concetti di macro-economia, sfuggendo le responsabilità per alcune scelte operate nel passato?.
A chi assegnare il premio per aver sottratto all’individuo, in quanto tale, il riconoscimento fondamentale del diritto alla salute, parcellizzando l’assistenza sanitaria in 20 distretti regionali? Di aver ceduto alla privatizzazione della sanità?
Una gestione disomogenea del diritto alla salute che ha minato alla base i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale: il diritto fondamentale ed inviolabile dell’individuo, fissato dagli art. 2 e dal comma 1 dell’art. 32 della nostra Carta Costituzionale.
Chiedo agli amici che sanno di economia:
siamo certi che i disastri che paventano a livello nazionale siano scevri da responsabilità per quanto di negativo è stato messo in atto negli ultimi 20 anni in tema di sanità pubblica; di ricerca scientifica; di sviluppo socio-sanitario-assistenziale?.
Andrebbe aperta una profonda riflessione: l’organizzazione sanitaria nazionale obbedisce oggi più alle necessità di spesa per la sopravvivenza di apparati parassitari che a garantire la salute del singolo individuo.
Si attendono 8 – 12 mesi, ed anche più, per ottenere prestazioni sanitarie dalle strutture pubbliche. Poche ore se si è disposti a pagare di tasca propria. Un sempre maggior numero di cittadini è costretto a rinunciare alle cure sanitarie per motivi di reddito.
Alla luce di quanto sopra rappresentato, dovremmo proporre una rilettura di tutte le leggi e decreti emanati successivamente alla legge n° 833/78, per chiedere l’abrogazione di quanto ne ha snaturato l’applicazione, lasciando alle regioni la sola competenza di attuazione dei provvedimenti legislativi del Parlamento Italiano.
La spesa sanitaria pubblica sia sostenuta dalla fiscalità generale, secondo le capacità contributive di ognuno;
le strutture sanitarie pubbliche siano organizzate per evadere, al netto delle urgenze, tutte le richieste di assistenza sanitaria certificate non oltre i 7 giorni successivi;
siano aboliti i ticket sanitari;
per le strutture pubbliche si stabilisca una unica centrale di acquisto;
tutte le strutture sanitarie private siano assoggettate all’onere di assolvere prioritariamente a tutte le richieste che provengano dai centri di assistenza sanitaria pubblica;
venga vietata l’attività professionale privata ad ogni operatore sanitario dipendente di struttura pubblica, riconoscendo agli stessi, in regime di intramoenia o extramoenia un compenso ulteriore del Servizio Sanitario Nazionale».